17 Gennaio 2019

Dal busto insanguinato alla petizione: perché si torna a parlare di Tampon Tax

 

Gli assorbenti sono un bene di lusso? E’ giusto che vengano tassati al 22%? Torna ad infiammarsi il dibattito sulla cosiddetta Tampon Tax, ossia la tassazione dei prodotti per l’igiene femminile, come appunto gli assorbenti, che vengono trattati fiscalmente come un’automobile o un altro prodotto di lusso, invece che come un bene di prima necessità, di cui le donne non possono certo fare a meno. Tra petizioni, istallazioni shock e proposte di legge, l’argomento è tornato di nuovo alla ribalta.
Stop Tampon Tax: “Il ciclo non è un lusso”

Ma come mai si torna a parlare di Tampon Tax in Italia? Una battaglia che in altri Paesi è già stata vinta, ma di cui in Italia ancora si discute. Se un rasoio per uomo è tassato al 4%, per quale motivo l’assorbente viene venduto con l’Iva al 22% Onde Rosa ha lanciato una petizione su Change.org dal titolo “Stop Tampon Tax” e con lo slogan “Il ciclo non è un lusso”, una raccolta firme per chiedere che la tassazione venga abbassata al 4%: “Se ora pure i tartufi sono tassati al 5% come bene di prima necessità, viene spontaneo chiedersi come mai un assorbente non abbia lo stesso regime di tassazione”. La petizione ha quasi raggiunto il primo step di 200mila firme.

Un busto di donna insanguinato contro la Tampon Tax

Questa volta la protesta non è rimasta dentro i recinti del web, ma è arrivata nella realtà in piazza San Babila, a Milano, dove l’artista Cristina Donati Meyer ha posizionato un busto femminile circondato da un lago di sangue con attorno dei Tampax. L’istallazione chiamata ‘Profondo Rosso’ è stata esposta per potestare contro l’imposta Iva al 22% sugli assorbenti.

Come racconta Eleonora Dragotto su MilanoToday, l’artista ha dato vita alla sua opera per protestare contro la decisione del Governo, inserita nella manovra finanziaria, di lasciare alta la tassazione sugli assorbenti, i pannolini e altri beni per l’igiene femminile. Una posizione che sembra ribadire che essere donna è un lusso o una colpa e che le mestruazioni devono essere colpevolizzate, altro che Arabia Saudita. E siamo in Italia”, ha spiegato la Donati Meyer.
Tampon Tax, la proposta di legge del Pd

Così, mentre il dibattito infiamma sia in Rete che fuori, qualcosa si muove anche nei palazzi della politica. In giornata la deputata del Partito Democratico Enza Bruno Bossia presenterà a Montecitorio un progetto di legge per ridurre la tassazione sui prodotti per l’igiene femminile al 5%.

“Ogni donna nella vita consuma almeno 12mila assorbenti, è stato calcolato – ha spiegato la deputata Pd a Repubblica- Ma in Italia questi prodotti, così come i pannolini per bambini, vengono tassati come beni di lusso e non di prima necessità. Questa tassa produce un costo, ma anche un rischio per la salute perché per risparmiare magari si comprano prodotti meno buoni”. Ad iniziare questa battaglia era stato il deputato di Possibile Pippo Civati nel 2016 quando, insieme a Beatrice Bignone, presentò una proposta di legge per abbassare l’aliquota sugli assorbenti al 4%. Una delle tante iniziative poi finite nel cassetto delle leggi dimenticate.
Codacons: “Ok alla riduzione dell’Iva”

Anche il Codacons si è andato ad aggiungere alla lunga lista dei contrari alla tassazione al 22% degli assorbenti, approvando l’ipotesi si abbassarla al 5: “Siamo favorevoli alla proposta di legge presentata alla Camera dal Pd, perché riteniamo tali prodotti beni essenziali di cui le donne non possono fare e a meno e che non possono subire la stessa tassazione dei beni di lusso”. “Riteniamo tuttavia non debba essere fatta una questione di “genere” e che non sia corretto parlare di tassa rosa – ha aggiunto il presidente Carlo Rienzi – poiché esistono altre categorie di prodotti indispensabili a milioni di famiglie e tassate ancora al 22%. Ci riferiamo in particolar modo ai pannolini per neonati e a quelli destinati agli anziani: beni di cui non è possibile fare a meno e per i quali l’aliquota Iva deve scendere al 5%, in modo da sostenere la spesa dei consumatori”.
Cos’è la Tampon Tax e quali sono i Paesi Tampon Free

Come accennato ad inizio articolo, quando si parla di Tampon Tax si fa riferimento alla tassazione al 22% per i prodotti di igiene femminile, tra cui figurano appunto gli assorbenti, che vengono equiparati a beni di lusso e non di prima necessità. In Italia la situazione è questa, ma come funziona all’estero? In Australia da gennaio 2019 dovrebbe iniziare l’abbassamento dei prezzi, al termine di un percorso iniziato nel 2000 con la declassazione di preservativi e lubrificati a beni di prima necessità. Ma se a Sidney e dintorni si è giunti ad una soluzione, in altre zone ci si è arrivati già da qualche anno. Dal 2015 la tassazione in Francia è stata ridotta dal 20% al 5.5%, mentre Canada e Irlanda, nel medesimo anno, hanno optato per l’abolizione. In Inghilterra la tassa è stata ridotta dal 17,5% al 5,5%, in Olanda è al 6%, mentre dal 2017 in Belgio si è passati dal 21% al 6%. Esistono poi Paesi come la Svezia e il Kenya dove i tamponi vengono distribuiti gratuitamente, mentre sono molti gli Stati in cui la tassazione è a zero. Dalla Giamaica alla Nigeria, passando per Libano e Tanzania, non mancano gli esempi di zone in cui questa tipologia di prodotti vengono visti come una necessità. Il Paese che come condizione si avvicina di più all’Italia è la Germania, dove la tassazione è al 19%.

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