27 Maggio 2020

Dal bar al parrucchiere: anche in Emilia spuntano gli scontrini con «tassa Covid»

 

Anche a Bologna e in Emilia-Romagna le associazioni dei consumatori si sono attivate per segnalare aumenti indiscriminati nei prezzi di alcuni prodotti e servizi, che alcune volte vengono direttamente dichiarati sugli scontrini con la dicitura «tassa Covid»: si tratta perlopiù di cifre dai 2 ai 4 euro che verrebbero chiesti in particolar modo da estetisti e parrucchieri per far fronte alle spese di sanificazione e di adeguamento alle misure anti-coronavirus. Ma nel mirino finiscono anche il caro-caffè con l’ incremento del prezzo della classica tazzina al bar e anche il il costo di alcuni generi alimentari come frutta e verdura. Nelle settimane scorse sono stati invece i prodotti sanitari come mascherine, gel disinfettanti, alcol e guanti (alcuni ancora introvabili) ad accendere le polemiche per i rincari: le mascherine al prezzo calmierato di 50 centesimi hanno invece fatto notizia perché il tetto massimo di costo normato dal governo aveva spinto produttori e distributori a non puntare più sul mercato italiano, rendendo di fatto impossibile l’ approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale. La denuncia di Federconsumatori «Pensavamo di averle viste tutte in questo periodo, ma arriva sempre qualche nuova trovata capace di sorprenderci. È proprio questo il caso del contributo Covid-19 applicato in molti scontrini dagli esercenti quale presunto contributo per la sanificazione e per l’ acquisto di dispositivi di protezione per il cliente» denuncia per esempio la Federconsumatori a livello nazionale, che aggiunge: «Si tratta di una pratica del tutto illegittima, per cui invitiamo la Guardia di Finanza e le autorità locali a intervenire. Come se non bastasse, tale contributo, denominato ingannevolmente “tassa”, è soggetto all’ applicazione dell’ Iva. Non importa se è un fenomeno limitato solo ad alcune categorie di esercizio e ad alcune città e nemmeno se tale importo risulta spesso contenuto, come molti hanno tentato di giustificarsi. Si tratta di un balzello a nostro avviso illegittimo. A maggior ragione dal momento che molti esercizi potranno usufruire del riconoscimento di un credito d’ imposta del 50% delle spese di sanificazione». Segnalazioni al Codacons Anche il Codacons, con il presidente regionale Bruno Barbieri punta il dito contro i fenomeni di rincaro. «Ci hanno segnalato che bar, centri estetici e parrucchieri fanno cartello con aumenti ingiustificati – spiega Barbieri -. Ma quelle per la messa a norma delle attività sono spese che fanno parte del rischio d’ impresa. Sopratutto gli scontrini con tassa Covid fanno riferimento a qualcosa che non esiste». Il 30 maggio Codacons metterà invece a disposizione una call su internet per i parenti delle vittime di coronavirus e istruire così le pratiche e dare informazioni sulle possibili cause da segnalare all’ autorità giudiziaria. Già i primi casi Infine anche l’ Unione Nazionale Consumatori interviene sul tema: «Alcuni consumatori ci hanno segnalato una novità – sottolinea il presidente nazionale Massimiliano Dona -. Alcuni centri estetici e parrucchieri avrebbero introdotto un contributo extra, una sorta di tassa di solidarietà per le varie spese aggiuntive, come quelle di sanificazione. Per ora si tratta di singoli casi isolati. Li invitiamo, comunque, a ripensarci spontaneamente. Ci sono, infatti, forti dubbi sulla legittimità di una tale pratica, anche nel caso la “sovrattassa” fosse segnalata in modo chiaro e trasparente, considerato che il consumatore deve pagare per il servizio reso, non dare contributi per le spese sostenute, salvo siano su base volontaria». 27 maggio 2020 (modifica il 27 maggio 2020 | 17:42) © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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