19 Settembre 2013

Dai vestiti a benzina e alcolici ecco i beni a rischio-rincaro

Dai vestiti a benzina e alcolici ecco i beni a rischio-rincaro

 

Secondo alcune stime il maggior costo per le famiglie può arrivare fino a 120 euro Effetto rimbalzo sui prezzi e ulteriore calo dei consumi. Piccole imprese in allarme I CONTI ROMA I beni alimentari di prima necessità non c’ entrano. Ma tutto il resto, vale a dire il 60-70% del paniere dei consumi delle famiglie italiane, non si salva dal salto dell’ Iva al 22%. Dai carburanti al tandem scarpe-vestiti, dagli elettrodomestici ai mobili, dai telefonini ai pc, e dall’ auto alle biciclette. E ancora dall’ avvocato all’ idraulico, dal meccanico, dal parrucchiere, fino all’ estetista, per il secondo ritocco dell’ imposta sul valore aggiunto è solo questione di giorni, appena 12 per la precisione. In molti speravano che due anni pesanti di calo dei consumi (-7,8% tra il 2012 e il 2013, per un calo della spesa di 56 miliardi) fossero sufficienti a scongiurare la seconda tranche di aumenti. E invece i conti sono presto fatti: le famiglie italiane si accolleranno fino a 120 euro in più di spesa all’ anno per la Cgia di Mestre (poco meno, 75 euro per Confesercenti). Le cose stanno anche peggio per Federconsumatori, sicura che la super-Iva costerà oltre 200 euro nel bilancio famigliare. Mentre per il Codacons si può arrivare anche a un aggravio di 350 euro. Tutti d’ accordo, invece, sul fatto che sarà la voce benzina e trasporti a dare il contributo più pesante. Senza contare che i maggiori costi si riverseranno anche su beni non direttamente coinvolti dai rincari. Un effetto a cascata che si fa sentire già ad ogni singolo passaggio della produzione, dall’ importatore, al produttore, dal grossista, al trasportatore, dal dettagliante fino al consumatore. Un effetto rimbalzo pericoloso per Federdistribuzione, visto che l’ iva è un’ imposta già molto ignorata. Roberta Amoruso © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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