18 Novembre 2011

Dai rifiuti alle auto (Ipt e carburanti) è meglio blindare la tredicesima  

Dai rifiuti alle auto (Ipt e carburanti) è meglio blindare la tredicesima
 

A FIANCO della manovrona che prepara il governo Monti per rimettere a posti i conti del Paese, ci sono quelle che potremmo definire manovrine, meno appariscenti ma altrettanto dannose per il portafoglio delle famiglie. Si tratta di piccoli aumenti, di ritocchi talvolta poco pubblicizzati ma incisivi. Era sui giornali di ieri la decisione della Provincia di aumentare la Tariffa di igiene ambientale (Tia) al 4% per i comuni meno virtuosi, che cioè riciclano meno del 45%: nella lista c’ è anche Firenze. I fiorentini, sempre per decisione della Provincia, dal 2012 dovranno pagare anche il 25% in più per l’ imposta di trascrizione dell’ acquisto di auto (ma solo quelle sopra i 53 chilowatt). Ieri, inoltre, Palazzo Vecchio ha confermato che chiuderà l’ anagrafe e chi vuole potrà andare anche all’ ufficio postale per farsi fare un certificato: ma in questo caso dovrà pagare 2 euro e mezzo. Spiccioli? Ma intanto altri «spiccioli» dal 1 dicembre usciranno dalle tasche degli artigiani che per entrare in Ztl dovranno versare un euro: difficile credere che non scaricheranno la stangatina sul costo della riparazione, quindi sul cliente. L’ elenco dei ritocchi è lungo e preoccupante. L’ acqua, ad esempio, costerà il 5% ogni anno che passa, per quattro anni (e il 3% in più per altri sei) per coprire gli investimenti di Publiacqua in infrastrutture e opere idriche. A tutto questo si aggiunge la stangata strisciante dell’ inflazione, che è tornata a crescere ormai da più di un anno. Ad ottobre i prezzi sono aumentati del 2,7% rispetto allo stesso mese dell’ anno prima. Non c’ è solo la tazzina di caffè ? schizzata ormai ovunque a 1 euro ? a confermare la tendenza alla crescita dei prezzi. Il rincaro boom dei carburanti è detonatore dei listini perché fa impennare il costo del trasporto merci. La benzina su base annua è salita del 17%, il gas poco meno del 12%. Così anche il costo del carrello della spesa schizza verso l’ alto, con alcuni alimentari di largo consumo che salgono del 5-6%. La spinta più decisa ai rincari è arrivata dall’ aumento dell’ Iva dal 20% al 21%, scattato a metà settembre e che ha prodotto i suoi effetti proprio a ottobre, mese in cui l’ inflazione è balzata al 3,4% dal 3% di settembre, raggiungendo così il livello più alto da tre anni. In un solo mese i prezzi al consumo sono cresciuti dello 0,6%, come non accadeva dal giugno 1995. Brutti segnali, soprattutto se sommati alla disoccupazione crescente. I prezzi salgono, i redditi calano: un binomio che affossa i consumi e azzera le speranze di crescita dell’ economia. «Sarà il Natale più magro degli ultimi dieci anni», dice l’ associazione di consumatori Codacons. Su questo scenario si inseriscono gli enti locali, sempre più a corto di risorse: il rischio è che si trovino «costretti» a mungere ancora di più le famiglie, già colpite dal calo del reddito e dall’ aumento dei prezzi, in un meccanismo perverso che alimenterebbe la crisi. Su questo scenario si innescano le preoccupazioni di chi teme che Palazzo Vecchio, per non tagliare servizi sociali, sia alla fine costretto ad aumentare l’ addizionale Irpef, anche se il sindaco ha sempre alzato barricate di fronte a questa ipotesi. stefano vetusti.

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