17 Gennaio 2008

Dai Navigli a Mantova l`agonia di lettere e cartoline

Dai Navigli a Mantova l`agonia di lettere e cartoline
Le procure di Bergamo e Legnano stanno indagando per interruzione di pubblico servizio

Raccomandate, bollette, multe, atti notarili, è tutto bloccato. Per le Poste le cause sono la riorganizzazione del servizio, gli scioperi, il Natale l`appello Il sindaco di Boltiere, nel Bergamasco, ha scritto a Telecom ed Enel chiedendo di prorogare le bollette il dossier Secondo un rapporto commissionato dal ministro delle Poste una provincia su due è servita male PAOLO BERIZZI (segue dalla prima di Milano) Mentre la rivista Fortune inseriva Poste italiane tra le 10 società più apprezzate nel mondo per la logistica, a Boltiere, provincia di Bergamo, i re magi sono abbondantemente giunti a destinazione. Ma il postino no: è rimasto indietro. O, meglio, si sono arenati i suoi “doni“. Assieme a lettere e biglietti di auguri, anche, e soprattutto, le bollette di telefono, luce, acqua e gas. Il sindaco Giovanni Testa ha preso carta e penna e ha scritto alla Telecom, all`Enel e all`Italcogim: “Prorogate le bollette, i miei cittadini sono inadempienti, ma è colpa dei ritardi delle Poste“. In altre decine di città lombarde, con picchi nei comuni dell`hinterland milanese, ogni giorno migliaia di cittadini aprono la cassetta della posta sperando di non trovarla vuota: e invece niente. Imbufaliti, tempestano di telefonate gli uffici postali e il numero verde delle poste italiane (803160, armarsi di pazienza). Presentano denunce al Codacons. E non solo. Le procure di Bergamo e Legnano, di fronte ai disagi messi nero su bianco dalla gente, indagano addirittura per interruzione di pubblico servizio. Ma che cosa sta succedendo in Lombardia? Succede che 200 tonnellate di posta, anziché essere recapitate, giacciono negli uffici postali e nei centri di lavorazione e smistamento. è corrispondenza di tutti i tipi: “pregiata“ (raccomandate, bollette, multe, atti notarili) e non (cartoline, stampe, materiale pubblicitario). Ferma. Bloccata. Un buco si è aperto lungo il viaggio inghiottendo le amate o odiate lettere. Nella complessa catena della distribuzione, in tutta la Regione, si sono formati grumi grossi così: cumuli di carta e pacchi hanno ingrossato i depositi, mandato in tilt i portalettere, messo in imbarazzo chi li manda in giro sul territorio. Da Monza a Magenta, da Lodi a Crema, da Mantova al centro di Milano, Ticinese, Navigli, Foppa, l`accumulo di giacenze prolunga la sua onda lunga e travolge i lombardi. Pensioni a rischio, fatture e documenti mai arrivati. Chi si è visto tagliare telefono, gas e luce. Chi è costretto a pagare more inattese gonfiatesi nei mesi. Chi va di persona a ritirare la corrispondenza negli uffici postali. Ma quali sono le cause della paralisi? Poste italiane ne indica tre (nell`ordine): il fisiologico rodaggio della recente riorganizzazione del servizio di recapito (razionalizzare i carichi di lavoro dei portalettere, 124 nuovi centri primari di distribuzione, snellire i meccanismi diversificando la consegna); l`incremento di flusso nel mese di dicembre 2007 (un milione e 100 mila chili in più rispetto al 2006); l`avvio del nuovo modello di recapito sull`area Milano-Bovisa. In più, dicono, bisogna aggiungere: lo sciopero degli straordinari dei portalettere (12 dicembre-12 gennaio) e due giorni di neve. Tutto questo può giustificare un tappo di 200 tonnellate di posta? Secondo l`azienda sì. Anzi: le criticità lombarde – per dirla con Poste italiane – “si risolveranno entro la fine del mese. A Milano città stiamo già lavorando prodotto fresco, in provincia ci vorrà ancora qualche giorno“. La realtà, in vero, appare un po` diversa. In Lombardia dove transita il 30 per cento della posta nazionale (108 milioni di kg sui 360 movimentati in Italia), gli uffici postali sono saturi. Molti, addirittura, rimandano indietro quel che arriva dai centri meccanizzati. Che sono tre: Peschiera Borromeo, Milano Roserio e Brescia. Da qui (non) parte tutta la posta lavorata che piove sulla Lombardia dall`Italia e dall`estero. Gli otto centri di distribuzione di Milano e provincia (Bovisa, Lambrate, Centro-Isola, Corvetto-Precotto, Ticinese, Monza, Buccinasco, Legnano) hanno il fiato corto. Spazi occupati da quintali di carta. Zavorre di posta arretrata. Un retaggio che complica la distribuzione della corrispondenza “quotidiana“. Di chi è la colpa? Dei 6 mila postini lombardi, o, piuttosto, di come vengono gestite le loro braccia? “Il disastro è causato dalla politica di riorganizzazione dell`azienda – tuona Giuseppe Marinaccio, segretario regionale Cisl Poste – Hanno ridotto gli organici (sono previsti 430 tagli), non hanno fornito i mezzi per far fronte al nuovo sistema di recapito. Persino le strutture non sono adeguate. Tutto questo ha portato al collasso“. Avanza un sospetto, Marinaccio: “Mi auguro che l`azienda non abbia intenzione di esternalizzare alcuni importanti servizi nel settore del recapito e della logistica“. Oggi, al netto di un mese di lettere e bollette azzoppate e finite fuori dai binari della distribuzione, i dubbi sono più delle certezze. Qualche giorno fa sul tavolo del ministro delle Poste e delle Comunicazioni è arrivato un dossier realizzato da una società specializzata (la Izi). In 49 città su 110 la corrispondenza arriva in ritardo. In pratica un capoluogo di provincia su due è servito male. I sacchi postali si riempiono ma non si svuotano. Con buona pace della signora Lina da Parabiago, che ancora aspetta gli auguri di Natale.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this