24 Ottobre 2021

Dai microchip ai rasoi,i prezzi corrono

 

Dai microchip, alle batterie, ai rasoi fino ai pannolini: la carenza di materie prime comincia a produrre i suoi effetti anche sui prodotti di largo consumo. E se il risultato più vistoso ha riguardato i prodotti con una forte componente elettronica, dalle auto, ai telefoni alle playstation, scatenando tra l’altro in alcuni casi mercati paralleli per i prodotti più ambiti,i rincari interessano un sempre maggiore numero di settori. Dal fronte istituzionale si cerca di gettare acqua sul fuoco. La presidente della Bce, Christine Lagarde, ha affermato come l’inflazione sia «in gran parte transitoria», anche se l’Eurotower sta riservando «molta attenzione» alle trattative salariali e ad altri potenziali effetti di secondo impatto che potrebbero far salire i prezzi in modo più permanente. Proprio la mancata spinta sui salari è un elemento che tranquillizza, almeno temporaneamente, Bankitalia secondo cui l’inflazione è in crescita anche in Italia ma in assenza di spinte dai salari e dai prezzi alla produzione non dovrebbe estendersi al medio periodo. Ma, se si guarda all’andamento dell’ultimo anno e mezzo del prezzo delle materie prime, qualche motivo di preoccupazione emerge: nelle scorse settimane metalli industriali come l’alluminio e lo zinco sono tornati sui livelli massimi a cui non si assisteva dal 2007. In forte rialzo anche gli acciai che presentano un rincaro del 100% rispetto all’estate 2020. Ci ha poi pensato a inizio ottobre il comparto energetico ad alimentare le pressioni inflazionistiche con il balzo del prezzo dell’elettricitàelettricità.Ei consumatori hanno già lanciato l’allarme per il «caro Natale» che potrebbe incidere – secondo il Codacons-per 1,4 miliardi sulle tasche degli italiani. Intanto sul fronte della produzione l’Italia punta ad attrarre le aziende in loco.

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