Dai manager ai pensionati ecco i furbetti dello “scavalco”
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fonte:
- la Repubblica
di Tullio Filippone e Giusi Spica C’è chi ha cercato di “scavalcare” il proprio turno, infiltrandosi tra i camici bianchi impegnati in prima linea, anche se è in pensione da tempo. chi è stato messo in lista pur non essendo fra le fasce a rischio, come i sei studenti dell’università di Catania. Ci sono rettori, manager e primari di reparti non- già vaccinati e medici e infermieri delle divisioni Covid che aspettano la chiamata. Nella corsa ai vaccini in Sicilia, procede con ordine sparso. Ed è caccia ai “portoghesi” dei vaccini mimetizzati nella platea dei 141 mila aventi diritto. La mattina di Capodanno un gruppo di operatori sanitari si è presentato al centro vaccinale dell’Asp di Palermo di Villa delle Ginestre, pur non essendo nella lista dei prenotati. Fra loro c’erano camici bianchi pensionati e medici di base, che l’azienda sanitaria stima di vaccinare in un secondo momento dopo aver immunizzato i dipendenti interni. L’Asp è corsa ai ripari sbarrando le porte a chi non ha le carte in regola. In accordo con il commissario per l’emergenza Renato Costa, la direzione dell’azienda sanitaria ha emanato un ordine di servizio che prevede l’autocertificazione «Bisogna dichiarare di essere dipendenti dell’azienda e di essere effettivamente in servizio», spiega Costa. «Qualcuno – dice il commissario ha cercato di farsi vaccinare pur essendo in pensione. L’autocertificazione che sarà prodotta, verrà verificata caso per caso». Il target è così suddiviso: 79.385 professionisti della sanità e personale che opera in ambito ospedaliero; 21.551 ospiti e 10.463 operatori delle 1.465 Rsa; 8.600 operatori della sanità privata; 3.092 operatori del 118 (Seus); 4.721 tra medici di base e pediatri; 1.455 collaboratori degli studi dei medici di base e dei pediatri; 2.956 operatori della Medicina di emergenza territoriale; 4.527 unità di personale assunto per l’emergenza Covid; 800 studenti dei corsi di medicina generale; 3.534 specializzandi. controlli ci sono e tutti i dati vengono inseriti in una piattaforma nazionale», ha detto in una intervista a Repubblica l’assessore alla Salute Ruggero Razza. Eppure, stando alle denunce dei sindacati, non sempre è stato rispettato l’ordine di priorità che prevede una corsia preferenziale per chi lavora nei reparti a maggior rischio contagio. sollevare dubbi, già all’indomani del v- del 27 dicembre, il sindacato dei medici ospedalieri Cimo: «All’Asp di Catania sono stati scelti in prima istanza infermieri e medici dei reparti più esposti. A Palermo, hub regionale per le prime dosi, abbiamo invece assistito a vergognose passerelle di primari di reparti non- e amici degli amici, che si sono fatti vaccinare sotto gli occhi di cronisti, fotografi e curiosi come se fosse una festa», è l’affondo del segretario re- Riccardo Spampinato, servizio al Covid hospital di Acireale. Ieri mattina, il Policlinico di Messina ha iniziato la campagna di vaccinazione partendo dal rettore, Salvatore Cuzzocrea, professore ordinario di farmacologia, dal commissario straordinario Giampiero Bonaccorsi, dal direttore sanitario Antonino Levita e da tutti i direttori del dipartimento assistenziale. Qualcuno nella pagina Facebook dell’ateneo messinese si è lasciato scappare qualche commento: «Avrei preferito vedere gli operatori sanitari che lavorano a stretto contatto con il Covid». «Un modo per dare il buon esempio», si leggeva invece nella nota dell’università «Io comunque ho fatto il vaccino da operatore sanitario, da professore ordinario di farmacologia che dirige l’unità del Policlinico che prepara i farmaci, e per questo mi ero regolarmente prenotato – specifica Cuzzocrea – Anche altri, dal direttore sanitario a quello amministrativo e gli infermieri del Pronto soccorso e della Rianimazione, facevano parte del target». Sul caso dei sei rappresentanti degli studenti dell’ateneo catanese, che si erano vaccinati mercoledì al Policlinico di Palermo, invece, è intervenuto il Codacons Sicilia: vaccini sono pochi, non sono state rispettate le regole del ministero». Mentre lo studente catanese di Medicina, Edoardo Falcone, ha scritto una lettera aperta al rettore Francesco Priolo, con la richiesta di chiarire «perché l’università ha deciso che medici o infermieri o altri operatori di settore oggi non dovessero ricevere ciò che, a prova di smentita, è loro diritto e dovere per poter svolgere al meglio il lavoro che da mesi ci tiene tutti in vita»
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