Dagli esposti ai reclami l’ ira dei risparmiatori in 10mila procedimenti
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fonte:
- Corriere del Veneto
le azioni dei clienti, i ricorsi delle associazioni sale la tensione contro le ex popolari: gli ultimi casi
VENEZIA Il 28 luglio 2015 Vigilio Cecchetti, 43enne commerciante ed azionista della Popolare di Vicenza, va in banca con una pistola per farsi pagare un bonifico che non riesce a coprire. Il 21 dicembre Ivan Favretto, 35enne meccanico e socio di Veneto Banca, entra nella filiale di Castelfranco Veneto per esercitare con una rapina il diritto di recesso. Il 3 giugno 2016 Claudio Fagan, 60enne pensionato e azionista sempre della banca di Montebelluna, varca l’ ingresso del quartier generale a Trevignano con una siringa con cui minaccia di suicidarsi. Il 10 giugno, all’ ingresso dell’ agenzia di Brescia di Bpvi, viene rinvenuta la bomba a mano abbandonata da un risparmiatore. Le cronache dell’ ultimo anno sono state puntellate da un crescendo di tensione, culminata mercoledì sera nel tragico gesto di Montebello Vicentino, dove Antonio Bedin, 69enne ex perito e detentore di azioni di Bpvi, si è tolto la vita. Questi sono gli episodi più drammatici, ma ci sarebbe una storia da scrivere per ciascuno dei 200 mila azionisti delle ex Popolari. E di sicuro adesso ci sono 10 mila capitoli, tutti da leggere, che grondano rabbia e disperazione da ogni pagina: sono quelli accatastati negli studi legali dei due istituti, nelle sedi di arbitrato e negli uffici delle procure, dove il racconto dei contenziosi si allunga giorno dopo giorno. Il quadro certificato dai prospetti informativi, presentati alla Consob in vista degli aumenti di capitale, è aggiornato allo scorso 31 marzo e mostra cifre allarmanti. Per quanto riguarda Bpvi, sono stati presentati 4.752 reclami, con una richiesta complessiva di rimborsi pari a 1,004 miliardi: 308, per 565 milioni, sul capitale finanziato; 2.697, per 312 milioni, sul mancato rispetto dell’ ordine di vendita delle azioni; 1.747, per 127 milioni, sull’ acquisto delle quote. A questi vanno quindi aggiunti 1.700 fra esposti, denunce, querele e lettere pervenuti alla procura di Vicenza. Per ciò che concerne Veneto Banca, i reclami depositati sono 2.457, con una domanda totale di risarcimento che ammonta a 174,7 milioni, sempre per motivi che toccano l’ esecuzione degli ordini di vendita, il mancato rispetto della cronologia, la violazione degli obblighi della direttiva Mifid sul corretto collocamento ai risparmiatori, i finanziamenti collegati all’ acquisto delle azioni, il bond convertibile. A questi vanno inoltre sommati 104 ricorsi all’ Arbitro bancario-finanziario e al Giurì bancario, con istanze per 1,9 milioni, e 200 procedure di mediazione, per altri 45 milioni, nonché circa 1.000 denunce ed esposti inviati alla procura di Treviso e inoltrati per competenza a quella di Roma. Questi dunque sono i numeri. Poi però ci sono anche le parole, gonfie di indignazione e di angoscia. Come quelle che Walter Baseggio raccoglie nel «centro di primo soccorso» aperto a Montebelluna dal Coordinamento che fa capo a don Enrico Torta. «Riceviamo una ventina di persone al giorno – spiega il volontario – ma solo perché di più fisicamente non riusciamo. Gente che ha perso tutto, anche la speranza. Un risparmiatore di Caerano San Marco, rimasto senza lavoro e con i genitori da accudire: “Ho bisogno di aiuto, o la faccio finita”. Una signora anziana di Montebelluna: “Mandatemi qualcuno, non ce la faccio più”. Una piccola artigiana di Volpago del Montello, che aveva 200 mila euro in azioni: “Ora non valgono più niente, ma la banca mi chiede di rientrare da un affidamento”. E potrei continuare per ore…». La parte più difficile spetta al team di consulenti finanziari e legali. «Tocca a noi dire a queste persone, non certo degli speculatori ricordiamocelo bene, quanto è grave la situazione – rimarca l’ avvocato Andrea Arman – perché molte non se ne sono ancora rese conto, anche a causa di una cattiva informazione. Supplendo alle carenze delle istituzioni, compiliamo i reclami e cerchiamo di dare conforto alla loro frustrazione, che poi è anche la nostra. Che ne è dei tavoli di conciliazione promessi dagli istituti? Non ne abbiamo più saputo niente». L’ avvocato Matteo Moschini, per conto del Movimento difesa del cittadino, ha presentato denunce-querele per 1.500 azionisti e ora si prepara ad inondare gli uffici dell’ Arbitro finanziario che apriranno a settembre: «Avanti a manetta, visto che non ci saranno più i limiti dei due anni e dei centomila euro previsti per i ricorsi al Giurì e i verdetti non saranno appellabili». Quelli di «Noi che credevamo nella Bpvi» hanno organizzato per domani alle 13, davanti al quartier generale di Vicenza, un sit-in silenzioso «per sensibilizzare le coscienze di tutti» dopo la disgrazia dell’ altra sera. Una tragedia per cui il Codacons chiede di indagare per istigazione al suicidio: «È una sconfitta per tutti», dice il presidente regionale Franco Conte, invitando la magistratura ad applicare le misure cautelari«agli intoccabili della cupola che ha portato al disastro».
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