5 Gennaio 2007

Da oggi nei cinema italiani, l`ultimo film del regista

Da oggi nei cinema italiani, l`ultimo film del regista e attore australiano, visibile senza limitazioni, sta scaldando gli animi. Anche in modo strumentale
“Apocalypto“ di Gibson attizza la polemica
Violenza e morte. Ma dopo le immagini dell`esecuzione di Saddam, una pellicola può ancora choccare?

Il nome Mel Gibson è diventato sinonimo di polemica. I suoi film da regista sembrano confezionati per ottenere il successo grazie a campagne pubblicitarie spontanee, create da una schiera di “intelligenze“ che sono facile preda di ogni sensazionalismo e provocazione. Un bel risparmio per l`autore australiano, conscio che con una minima spesa promozionale otterrà risultati impensabili. Tutto questo, come se non bastasse, offrendo prodotti di nicchia (“La Passione di Cristo“ era recitato in aramaico: se non avesse guadagnato 370 milioni di dollari, essendone costati 30, sarebbe stato relegato tra le bizzarrie da cineforum “fantozziano“). Chi pensava che il polverone causato dalle sue affermazioni antisemite lo avrebbe rovinato si sbagliava di grosso. “Apocalypto“, in uscita sugli schermi italiani domani, venerdì, pur essendo recitato in un antico dialetto yucateco (sottotitolato), è costato 40 milioni di dollari e ne ha già guadagnati 30. Mal che vada, tra distribuzione internazionale e privata in DVD, finirà comunque in attivo. Gibson è un attore straordinario ed un regista abile ed intelligente (non dimentichiamo il suo “Braveheart“): possiede il senso dell`epica e non manca d`intuito nella ricerca del ritmo e dello stile visivo (sempre vivido ed iperrealista). Ha, inoltre, una strana passione per la rappresentazione della violenza. Uno stile fisico e brutale che poco ha a che fare con gli eccessi pulp a cui siamo stati abituati negli ultimi 15 anni. Così, se la “Passione“ ha provocato più di uno svenimento in sala, il nuovo “Apocalypto“ non è da meno. In America si dice che il regista abbia voluto ritrarre la società Maya in modo così truculento per giustificare l`invasione salvifica della Spagna cristiana (il film si chiude con le tre caravelle che approdano, le croci dipinte sulle vele bene in vista): una probabile reazione ai guai giudiziari del cattolicissimo Gibson. La polemica del giorno verte sul fatto che l`Italia è l`unico paese del mondo a non averlo vietato. 300 schermi nostrani, da oggi, potranno accogliere un pubblico d`ogni età, bambini inclusi. Il film, inoltre, in Italia, non è stato tagliato (per fortuna): escamotage usato da altri paesi per evitare il “vietato ai minori“ a spese del prodotto. Le proteste in parlamento non si sono fatte attendere. “Ci dovrebbe essere un controllo adeguato per evitare che i minori subiscano gli effetti della martellante pressione determinata da continue ed indiscriminate scene di violenza“, ha affermato il deputato di Forza Italia, Maurizio Paniz, della Commissione Bicamerale per l`Infanzia. D`accordo con lui il deputato della Margherita Riccardo Villari: “Sconcerta la mancanza di divieti“. Associazioni dei consumatori, politici e psicologi contestano il mancato “bollino rosso“. Il vicepremier Rutelli: “Gli esercenti non faranno entrare i ragazzini da soli“. Il Codacons presenterà entro il fine settimana un ricorso al Tar del Lazio. La Commissione di censura che ha visionato il film è spaccata in due: Claudia Caneva, antropologa dell`Università Lateranense, e Marida Monaco, la rappresentante dei Genitori Democratici, non si sono trovate d`accordo con i due esperti di cultura cinematografica ed i due rappresentanti di categoria presenti. Lamentano l`assenza prolungata di uno psicologo alle visioni, dopo le dimissioni del membro incaricato. “Come prevede la legge lo psicologo è stato convocato, ma non era presente. La legge dice che si opera con il numero legale e, di conseguenza, la commissione non è stata bloccata“. Una voce in controtendenza arriva dall`autore televisivo ed esperto di comunicazione Carlo Freccero, ex direttore di RaiDue. “È un film molto interessante sulla violenza del potere. La riprova è nel fatto che le immagini di Saddam con il cappio al collo siano state diffuse con sufficiente indifferenza e che Bush abbia identificato, nell`esecuzione del Rais, una pietra miliare di quella democrazia che l`occidente si è incaricato di instaurare in Iraq. Se avessimo dovuto vietare il film allora avremmo dovuto spegnere i TG dal 2001. Dopo le torture di Abu Graib è imbarazzante fare ragionamenti di questo tipo“. Verrebbe da chiedersi, piuttosto, se non sia un po` strumentale tirare in ballo le tragedie della vita reale, mostrate dai mezzi d`informazione (in maniera spesso spregiudicata), quando la diffusione di internet mette i nostri bambini, quotidianamente, in potenziale contatto con ogni genere di pornografia e violenza. Siamo sinceri: il “vietato ai minori“ per contenuti violenti, al cinema, non solo è obsoleto ma viene sempre attribuito alle pellicole sbagliate (dov`era per la “commedia“ “Bad Boys II“, una delle pellicole di peggior gusto degli ultimi anni?). Nel frattempo chiunque abbia un computer può scaricare i materiali più infami (compresi i celebri “Guinea Pigs Movies“ giapponesi: porno horror così realistici da essere stati scambiati per veri snuff) ed i bambini possono scegliere liberamente tra centinaia di titoli di videogiochi che gli lasciano la libertà di massacrare, squartare e investire passanti in macchina. Per risolvere il problema bisognerebbe andare alle radici di un`ipocrisia generalizzata, che si accontenta di “sparare“ su un paio di casi all`anno, sempre per questioni politiche o di costume, seppellendo la testa sotto un cumulo di sabbia durante gli altri 363 giorni.

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