24 Settembre 2015

«Da noi non ci sono casi choc Siamo in grado di dare tutte le risposte»

«Da noi non ci sono casi choc Siamo in grado di dare tutte le risposte»
faccia a faccia con il direttore del patronato inas-cisl filippo scanio

I DUBBI e le preoccupazioni fanno da guida. In queste mattine decine e decine di pensionati pisani attendono il proprio turno davanti agli sportelli dei patronati. Cercano un chiarimento o, meglio ancora, una rassicurazione circa il loro trattamento pensionistico. Il caso del pensionato fiorentino non ha lasciato tranquillo nessuno. Il signore in questione un bel giorno si è rivolto al patronato Inas Cisl di Firenze e ha scoperto un errore non proprio di poco conto sulla sua pensione: l’ Inps gli deve cento mila euro. In tutta Italia sono circa diecimila coloro che si sono rivolti al Codacons per avere i propri arretrati. Scambiamo due parole con Filippo Scanio, direttore di Inas, il patronato del sindacato Cisl di Pisa. Direttore cosa sta succedendo nei vostri uffici? Sono molti i pensionati che si rivolgono a voi o avete avuto casi simili all’ esperienza di Firenze? «Abbiamo avuto e continuiamo ad accogliere molti pensionati che vengono a chiedere informazioni. Tante persone sono venute ai nostri sportelli per richiedere mirate verifiche contemporaneamente all’ emanazione della sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il blocco delle indicizzazioni delle pensioni. Certo è che non abbiamo mai avuto casi choc o somme così alte come è accaduto nel fiorentino, ci stiamo limitando a controlli e ricalcoli». È anche vero che fino a pochi anni fa arrivava a casa il plico che ricordava di presentare il modello Red… «Si questo è vero, bisognerebbe fare una campagna capillare cercando di informare il più possibile tutti quanti sulle procedure e le scadenze. Spesso accade che i pensionati che confluiscono agli uffici Inps si trovino spaesati perché gli viene richiesto un codice pin. Si tratta di gente che spesso non ha un computer o, semplicemente, non è pratica con le procedure telematiche. Noi al Caf cerchiamo di sensibilizzare sul tema, di aiutare con piccoli accorgimenti prima di far andare nel panico persone che temono gli venga decurtata la pensione». Quanto sono frequenti questo tipo di errori? Sono per lo più imputabili al sistema automatizzato di calcolo fatto proprio dall’ Inps? «Purtroppo queste procedure telematiche non semplificano le cose. I sistemi automatizzati se da una parte sono veloci dall’ altra sono imprecisi. Sarebbero necessari specifici incroci con i dati che fornisce l’ agenzia delle entrate in modo tale da avere un lavoro più fluido, più armonico e puntuale» I più scettici però lasciano velatamente intendere che questo allarmismo potrebbe essere una tattica dei patronati per fare più pratiche e, conseguentemente, per ricevere più soldi dallo stato… «Lo escludo totalmente. Questa è proprio una logica perversa di voler sempre trovare il cattivo nel lavoro degli altri. Noi non abbiamo bisogno di questi mezzucci squallidi per lavorare. Molta gente si affida a noi per ricevere assistenza. Ci chiedono le cose più disparate, consigli in materia di immigrazione, previdenza complementare, previdenza assistenziale, tutele socio-sanitarie ecc..». Sorge spontaneo chiedere come sono i vostri rapporti con l’ Inps. «I rapporti sono buoni. Mentirei a dire che le cose vanno male. Dialoghiamo, ci veniamo incontro, i tempi medi di liquidazione delle pratiche non sono lunghi, cerchiamo sempre dei punti di incontro». Francesca Franceschi.
 

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