23 Gennaio 2005

Da noi il denaro è tra i più cari del Paese

Da noi il denaro è tra i più cari del Paese

Il codacons.
Le banche applicano un tasso medio del 7,7%. Gandolfo: «Così si aiuta l`usura»




Ad Agrigento il denaro costa di più, molto di più, rispetto non solo al resto del Paese, ma anche rispetto alle altre province siciliane. È questo il dato che è emerso da una indagine del Codacons e della Lisaconsumatori Sicilia. I progetti e le tante parole spese per annunciare il «prossimo» decollo economico della nostra provincia «cozzano» purtroppo con la durissima realtà. Nel Nord un imprenditore può accedere al credito ottenendo tassi che si attestano attorno al 4 per cento, in linea con il tasso ufficiale di sconto. Da noi no: ad Agrigento il tasso medio è di quasi il doppio, il 7,7 per cento. Peggio fa solo Caltanissetta (con il 7,8 %). In Sicilia il denaro costa meno a Palermo (6,2 %).
«Una difformità enorme ? spiegano le associazioni dei consumatori che si manifesta nella concessione di prestiti e fidi a privati e aziende, nei finanziamenti e in tutte quelle situazioni che riguardano investimenti e produzione di ricchezza». «Il più elevato costo del denaro in Sicilia – sottolinea – il segretario nazionale del Codacons Francesco Tanasi – incide negativamente sullo sviluppo economico della regione e sull` occupazione, spingendo molti giovani siciliani a trasferirsi in altre zone del Paese nelle quali le condizioni economiche sono più favorevoli. Una situazione discriminatoria, imposta dai colossi della finanza, che deve finire».
Si tratta di un tema che ad Agrigento è finito anche sul tavolo del nuovo prefetto Bruno Pezzuto, come ha detto il presidente della Camera di commercio Filippo Gandolfo: «È uno dei primi temi affrontati». Gandolfo ha spiegato che i tassi troppo alti sono stati legati anche al dilagante fenomeno dell`usura. Più è difficile accedere al credito, più è facile finire nelle grinfie degli strozzini. «La Camera di commercio ? ha aggiunto Gandolfo ? sta cercando di sensibilizzare sia Bankitalia che i principali istituti di credito. Queste difficoltà non si possono spiegare solo con le sofferenze. Credo sia necessario potenziare i consorzi per i cofidi». Un`altra preoccupazione è l`entrata in vigore nel 1006 del «Basilea2»: una delle conseguenze è che l`accesso al credito per le imprese sarà consentito solo in presenza di precisi requisiti economici. «Qui ? è questo l`allarme di Gandolfo ? la situazione patrimoniale delle imprese non darà la possibilità di accedere al credito e il rischio è la crescita del fenomeno dell`usura».
Una lettura diversa è invece quella di Emanuele Cacciatore, agrigentino, direttore di una grande banca che opera a Roma: «Il problema è che le imprese siciliane sono sottocapitalizzate e e questo incide sulla capacità di credito. “Basilea 2“ non è un rischio, è invece un`ooportunità perché è strumento di confronto che può consentire alle banche di studiare con le imprese sistemi nuovi». Quasi una situazione senza via d`uscita («A meno che ? dice Cacciatore ? le imprese non avviassero una capitalizzazione utilizzando proprio il sistema bancario») perché in Sicilia e soprattutto ad Agrigento l`ottanta per cento delle imprese sono familiari. «Questa ? ha concluso Cacciatore ? è una difficoltà strutturale».

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