23 Dicembre 2009

Da Natale a Capodanno vietato stringere la cinghia

POCHI ECCESSI, MA VINCE LA VOGLIA DI CONVIVIALITÀ E LA BUONA TRADIZIONE GASTRONOMICA

Per un giorno almeno, quello della festa di Natale, gli italiani saranno a tavola senza brutti pensieri di crisi e austerità. Pochi eccessi, ma vince la voglia di convivialità e buona tradizione gastronomica, dopo mesi di ridotta capacità della spesa alimentare che ha costretto nel 2009 – sottolinea Fedagri-Confcooperative sulla base dell’indagine Nomisma-Demetra sui responsabili familiari degli acquisti di cibo – a cambiare il paniere della spesa (22%) sostituendo l’acquisto di prodotti abitualmente comprati con altri di prezzo inferiore. Mentre il 17% ha fatto una scelta più drastica, riducendo le quantità acquistate. Ma per Natale gli italiani provano a non stringere la cinghia. Anzi. Le famiglie, stimano Confesercenti-Swg, spenderanno in totale 2,8 miliardi di euro per la cena della vigilia di Natale. Un rituale da consumarsi in casa per il 91% degli italiani, con una spesa media di 119 euro, in aumento del 14% rispetto al 2008, ma soprattutto un ritorno a livelli che non si vedevano dal 2003 (118 euro).  Un budget però giudicato «eccessivo» dall’associazione dei consumatori Codacons che prevede un tetto di 200 euro, immutato rispetto al 2008, per cenoni e regali. Eppure Confartigianato stima consumi in aumento del 2% e i consumi di dolci tipici valgono 70 milioni di euro. Per i panettoni e pandoro artigiani, Confartigianato prevede che potranno essere raggiunti i risultati del 2008 quando ne furono venduti 120mila quintali per un valore di 240 milioni di euro. E nel mondo del vino, e spumantistico in particolare, si parla di riscossa delle vendite trainate dalla domanda estera e dal risveglio della ristorazione. Con Massimiliano Alajmo che alle Calandre propone un menù classico – «rassicurante» come dice lo chef pluristellato, tra lasagnetta, astice e battuta al coltello – che registra il "tutto pieno" con prenotazioni, per la prima volta, giunte già a novembre. Il consumatore quando va al ristorante, conferma il direttore generale di Fipe-Confcommercio Edi Sommariva, «fa un investimento e vuole un valore che lo identifica con i menu nostrani. Non va a cercare sbalordimenti ma piatti della tradizione che in casa non si ha più tempo di preparare». Tuttavia le previsioni della Federazione dei pubblici esercizi sono prudenti: «saremmo contenti – dice Sommariva – se andrà come l’anno scorso, quando le prenotazioni al ristorante segnarono una flessione rispetto al 2007, ma con afflussi tali da mantenere la spesa complessiva intorno ai 215 milioni di euro». Tra cenone a casa o nei locali, da questo Natale nasce una terza opzione: il menu-gourmet da portare a domicilio. «Sta andando bene – racconta Alajmo – la nostra novità dell’alta gastronomia take away. Due porzioni di brodo di carne al timo con agnolotti di carne a 18 euro e due porzioni di raviolini al raschera (12 euro), fatti per far venire voglia di restare in casa, ridanno alle famiglie serenità». 
 

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