3 Novembre 2004

Da domani città chiuse a macchia di leopardo




Mestre
Meno uno. Da domani, e fino alla fine di marzo, oltre un milione di automobilisti del Veneto farà bene ad avere con sè, oltre alle chiavi della macchina, anche un calendario. Il minimo, per evitare di incorrere nei limiti alla circolazione che i sette capoluoghi di provincia, oltre ad alcuni Comuni della cintura (in provincia di Padova e Treviso), propongono per il secondo anno consecutivo, nel tentativo di assicurare ai cittadini un`aria più pulita. O meno inquinata, se si considera che, stando ai dati raccolti da Legambiente in 70 città italiane, 41 superano i limiti annui per le polveri inalabili, il cosiddetto Pm10 emesso dai gas di scarico dei motori a scoppio, causa di problemi all`apparato respiratorio.

In attesa che la Regione vari il piano di risanamento dell`aria, che dopo aver superato l`esame della commissione è ora all`ordine del giorno dei lavori del Consiglio veneto, i sindaci hanno deciso, per il secondo anno consecutivo, di fare da sè. Chiudendo, con modalità diverse da città a città, come si evince dalla tabella a fianco, i centri storici ai veicoli privati. Rispetto allo scorso anno, il «fronte comune» della Carta di Padova si presenta meno compatto: Belluno, Padova, Venezia e Treviso hanno deciso di riproporre le targhe alterne per due giorni la settimana, mentre Rovigo, Verona e Vicenza hanno scelto di bloccare i mezzi non catalizzati. Una decisione, questa, condivisa da altre regioni del Nord, come Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna, che di fronte al problema dello smog hanno cercato un rimedio strutturale ma con meno disagi per gli automobilisti, o quanto meno, per chi può permettersi una vettura catalizzata, a metano o gpl. Sul fronte opposto, ci sono i capoluoghi del Friuli Venezia Giulia, che vantando una qualità dell`aria mediamente migliore (a esclusione di Trieste), non ritengono utili le limitazioni del traffico privato.

Una tale diversità di vedute rischia, inevitabilmente, di sollevare polemiche per chi, da domani fino alla fine di marzo, rimarrà appiedato: «Queste misure sono solo palliativi – sbotta Franco Conte, responsabile regionale del Codacons – Il problema va affrontato in misura più radicale, chiamando allo stesso tavolo amministratori, categorie produttive e cittadini. E magari le aziende di trasporto pubblico: un cittadino può anche rinunciare all`auto, ma non può impiegare il doppio del tempo per andare al lavoro». Già, perché se commercianti e artigiani sono riusciti, dopo una lunga mediazione con i Comuni, a rendere meno pesante l`impatto con le chiusure a singhiozzo dei centri storici, sono i semplici cittadini i più esposti ai disagi in arrivo. Con trattamenti diversi da città a città: se Treviso ha deciso di far circolare i residenti, e Padova ha riconosciuto un`esenzione agli insegnanti e a chi porta i figli a scuola, nell`area urbana di Mestre le proteste sono più vivaci. Anche per i commercianti del centro, che speravano di vedere inclusi nel perimetro della «città proibita» anche gli ipermercati, dove si potrà invece arrivare liberamente.

Per una risposta strutturale al problema – delle polveri e della mobilità urbana – non resta così che aspettare l`approvazione del piano regionale di risanamento dell`aria, che attribuirà alle Province il compito di coordinare gli interventi finalizzati a migliorare la qualità dell`aria ma anche i trasporti nelle città. Secondo una serie di interventi che, è bene ricordarlo, potranno dare i loro frutti solo nel giro di qualche anno. Nel frattempo, meglio portare il calendario con sè.

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