16 Dicembre 2014

Da Atene a Pechino, i Giochi portano corruzione e sprechi

Da Atene a Pechino, i Giochi portano corruzione e sprechi

Una sentina di corruzione e sprechi, e quindi un flop economico da profondo rosso. Quasi ovunque. Cambiano latitudine e annata, ma da decenni Giochi olimpici e tornei sportivi vari sono un pessimo affare per chi li organizza. Pochissime le eccezioni, normali gli sfaceli. Atene 2004, la porta dell’ inferno greco La Grecia ci puntò tutto. Fece qualsiasi cosa, dentro e fuori le righe, per prendersi i Giochi del 2004. E alla fine Atene riuscì a bruciare all’ ultimo metro Roma, dove pure avevano avvistato mogli dei giurati del Cio (il Comitato olimpico internazionale)conborsestipatedidoniin via Condotti. Fu anche un risarcimento, perché le Olimpiadi del 1996 le avevano assegnate ad Atlanta, la città della Coca Cola. Una vittoria riparatoria nel segno di Dora Bakoyannis, prima donna sindaco di Atene, volto del comitato ellenico. Ma per la Grecia è stata la porta per l’ inferno. La spesa ufficiale fu di 9 miliardi (il doppio del preventivo iniziale), ma più di un osservatore esterno parla di un costo reale di 20 miliardi. Nell’ anno olimpico il rapporto deficit/Pil schizzò al 7,5, e il debito sfondò i 200 miliardi. Con un fiume di tangenti. La Siemens ha ammesso pagamenti in nero per oltre un miliardo. L’ azienda tedesca è ripartita costringendo alle dimissioni presidente e ad. La Grecia è rimasta con i bilanci distrutti, la troika e decine di impianti olimpici abbandonati. Pechino 2008, i lustrini del regime Il nuovo colosso dell’ Asia voleva mostrare i muscoli al mondo, 19 anni dopo il massacro di Tien an men. E allora furono le Olimpiadi di Pechino, i Giochi estivi più costosi della storia con una spesa di 40 miliardi di dollari (32 milioni di euro). Il luogo-simbolo dell’ evento cinese fu il nuovo stadio di Pechino, il “Nido d’ uccello”: 45 mila tonnellate di metallo che da fuori sembrano un enorme intreccio di rami. Una cattedrale da oltre 300 milioni di euro, presto lasciata in semi-disuso. Per disperazione l’ hanno aperta alle manifestazioni straniere (tre edizioni della Supercoppa italiana di calcio). Quanto ai conti, la Cina non ha potuto sorridere. Nel mese delle Olimpiadi (agosto) il governo si attendeva almeno mezzo milione di turisti, ma ne sono arrivati molti meno, nonostante l’ abbattimento delle tariffe alberghiere. E il Pil non è volato come nelle annate precedenti. Vasche e cemento, scandalo a Roma La fabbrica degli scheletri, di cemento. È l’ altra faccia dei Mondiali di nuoto di Roma, dell’ estate 2009. Una festa del degrado, con oltre 400 milioni di soldi pubblici buttati e mille fili oscuri dietro agli appalti. L’ immagine dello scandalo è la Città dello Sport a Tor Vergata, polo che voleva essere multifunzionale con un palazzetto del nuoto per le gare e un’ altra struttura per basket e pallavolo. Ma i mondiali da lì non sono mai passati, perché la Vela disegnata dall’ architetto spagnolo Calatrava non è mai stata ultimata. È rimasta un eterno cantiere, che finora si è succhiato 256 milioni. L’ assessore all’ Urbanistica Caudo vorrebbe trasformarla in una serra per l’ università di Tor Vergata, il Codacons ha chiesto di abbatterla. Un altro teatro dell’ orrore è il polo natatorio di Valco San Paolo: tre piscine, una palestra e uffici, per un costo di oltre 16 milioni. Fu usato per qualche allenamento. Poi è rimasto abbandonato, con calcinacci che piovono dai soffitti, pavimenti semidivelti e una piscina esterna (sbagliata nelle misure) ridotta a uno stagno. Il presidente del Municipio VIII Andrea Catarci assicura: “Finalmente sono iniziati i lavori per rendere funzionante la struttura, dovrebberoconcludersiagiugno”. A margine, processi e inchieste sugli sprechi e sul giro d’ affari sulle piscine private, accreditate in tutta fretta per i Mondiali. Nello scorso maggio, la procura diRomahadispostoilsequestro del Salaria Sport Village, di proprietà dell’ imprenditore Diego Anemone. Secondo i pm sarebbe stato “ristrutturato e ampliato con soldi giunti alle imprese di Anemone dopo l’ aggiudicazione pilotata degli appalti gestiti dalle strutture dirette da Angelo Balducci”. Dai Giochi di Putin alle “trattative” arabiche I Giochi più costosi di sempre portano la firma di Vladimir Putin: 51 miliardi di dollari (circa 41 milioni di euro) per le Olimpiadi invernali di Sochi. Sforzo ignorato dagli appassionati , con il 30 per cento dei biglietti rimasto invenduto e riflessi pressoché nulli sull’ economia. Ma Putin voleva il suo giocattolo, e si aspetta molto anche dai Mondiali di calcio in Russia del 2018. Più esotica la meta del 2022, il Qatar. Su entrambe le assegnazioni gravano pesanti sospetti di mazzette. Dopo un’ inchiesta, il comitato etico della Fifa ha negato: “Non esiste corruzione, solo dei dubbi”. Ma proprio il capo degli ispettori, Michael Garcia, è convinto che il governo del calcio mondiale abbia fornito una lettura “erronea e incompleta” del rapporto sui sospetti di corruzione. E annuncia ricorso contro l’ archiviazione del procedimento.
di luca de carolis

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this