15 Gennaio 2015

==Da Archibugi a Virzì, non vietate fumo in film e fiction

==Da Archibugi a Virzì, non vietate fumo in film e fiction
L’appello su Repubblica, cinema e arte devono essere liberi

ROMA
(ANSA) – ROMA, 15 GEN – Non vietate il fumo nei film e nelle fiction: è il senso della lettera-appello che numerosi registi, da Francesca Archibugi a Paolo Sorrentino, da Gabriele Muccino a Paolo Virzì, da Mario Martone a Gabriele Salvatores, affidano oggi alle pagine di Repubblica per scongiurare l’ipotesi di uno stop alle sigarette anche nel cinema d’autore e nella fiction, in nome della libertà dell’espressione artistica. “Da qualche settimana – si legge nell’appello – circola un’idea che non sapremmo ancora se definire una proposta normativa, a quanto pare nata da un gruppo di oncologi insieme al Codacons, e ripresa dal ministro Lorenzin, che auspicherebbe di controllare, limitare o addirittura vietare l’uso del fumo delle sigarette dei personaggi di film italiani. Per onestà – ammettono i firmatari – questa ipotesi, questo provvedimento paventato, viene associato ad una serie di altri legittimi interventi indirizzati a contenere il danno del fumo negli spazi fisici: litorali, spiagge, auto con bambini a bordo”. Interventi in gran parte “sacrosanti”, secondo i registi, preoccupati però che “possa venir fuori una norma che limiti in modo davvero ridicolo la possibilità di raccontare la vita delle persone nei film”. Peraltro, sottolineano ancora, l’ipotesi circola “per fatale coincidenza” nei giorni in cui “siamo tutti scioccati da orribili eventi che feriscono a morte la libertà di espressione”. “L’idea che un legislatore possa intervenire, anche solo su un dettaglio, nelle vicende dei personaggi raccontati in un’opera, bella o brutta che sia, in nome di una ‘missione pubblica’, provoca più di uno scombussolamento nelle nostre convinzioni liberali”, insistono. Il cinema, la letteratura, l’arte “non rispondono e non dovrebbero mai rispondere ad alcun indirizzo, anche il più onorevole, il più giusto, il più sano, il più efficiente”. Piuttosto “al cinema e alla parola scritta si dovrebbe chiedere ed esigere altro, soprattutto di raccontare la gioia, il dolore, la grandezza, la pochezza e il mistero di cui siamo fatti”. Di qui l’appello finale: “Fate i bravi, vi scongiuriamo, fare il vostro lavoro, mentre noi ce la metteremo tutta per fare al meglio possibile il nostro”. (ANSA).

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