28 Maggio 2015

Cure, si lavora per costi «più ragionevoli»

 Cure, si lavora per costi «più ragionevoli» La decisione è stata di
iniziare con i casi più gravi Ma sono già partiti i ricorsi e le diffide

Per Sergio Pecorelli il punto vero è chiedersi se «sia etico che un’ azienda, dopo che si è pagata ricerca e sviluppo e ha giustamento portato a casa profitti, continui a tenere alti i prezzi». Il riferimento del presidente dell’ Aifa (Agenzia italiana del farmaco) è ai farmaci innovativi, come il Sofosbuvir (prodotto da Gilead Sciences e commercializzato con il nome di Sovaldi), in grado non di curare, ma di guarire l’ epatite C. UNA CONSIDERAZIONE che ben si inserisce nella polemica di questi ultimi giorni che vede contrapposte Regione Toscana e Aifa. Che cosa è successo? Che Enrico Rossi, governatore ricandidato al prossimo giro elettorale, ha dichiarato che metterà a disposizione i farmaci gratuitamente agli oltre 26 mila malati, mentre Aifa, per voce del direttore Luca Pani, gli ha mandato a dire che «la campagna elettorale non può giustificare la propagazione di informazioni illusorie», visto che, conti alla mano, gli servirebbero «780 milioni» che non ha. La polemica si innesca in un discorso più generale che ha a che fare da un lato con l’ articolo 32 della Costituzione che «tutela la salute come diritto fondamentale dell’ individuo e interesse della collettività» e «garantisce cure gratuite agli indigenti» e dall’ altro con la sempre maggiore scarsità di risorse. Lo Stato vuole risparmiare 2 miliardi e mezzo sulla partita sanitaria, come lo fa? «In vari modi e tra questi c’ è la spesa farmaceutica – risponde Pecorelli -. Un settore che è però già stato pesantemente bastonato e che non può sopportare altri tagli, a meno di non correre il rischio di far saltare l’ intero sistema». Quindi già in tempi, per così dire, normali è complicato far quadrare il cerchio, ma la questione diventa ancor più critica quando, come nel caso dell’ Epatite C, l’ industria farmaceutica mette sul mercato molecole capaci sì di sconfiggerla, ma ad un prezzo tale da non essere sostenibile dal sistema sanitario pubblico. Nonostante l’ Italia, attraverso l’ Aifa, sia riuscita ad ottenere il prezzo più basso d’ Europa. «Il costo di un ciclo (in media ne servono due ndr) è di circa 37 mila euro – spiega il presidente dell’ Agenzia -, noi siamo riusciti a strappare un accordo per il quale questa cifra scende mano a mano che ne comperiamo. Di fatto mediamente ne spenderemo 18 mila una volta curate tutte le 50 mila persone che abbiamo individuato per questa prima tornata». E questo è l’ altro dilemma a cui si è trovato davanti lo Stato: posto che non è possibile prendere in carico contemporaneamente tutti i malati (si calcola che dovrebbero essere oltre un milione, ma i dati sono sottostimati) perché occorrerebbero decine di miliardi, che non ci sono, si sono dovuti stabilire criteri precisi con i quali scegliere a chi far cominciare per primi la terapia. E la decisione è stata di iniziare «con i casi più gravi», ma non gravissimi, anche se è noto che «prima si inizia, maggiore è la certezza di guarigione, che resta comunque altissima per tutti». Così non è difficile prevedere che ci sarà chi non starà a guardare e, infatti, i primi fascicoli sono già arrivati sui tavoli dei giudici (a Parma, Milano e Roma), il Codacons ha presentato una diffida al ministero della Salute e il pm Guariniello ha aperto un fascicolo contro ignoti in cui ipotizza il reato di «lesioni colpose e omissione di cure». D’ ALTRA PARTE, sostiene Pecorelli, «un conto è quello che bisognerebbe fare, un altro è quello che lo Stato può permettersi di sostenere. Un esempio? Basti pensare agli screening mammografici. Secondo le linee guida, dopo i quarant’ anni, la mammografia andrebbe fatta tutti gli anni, ma gli screening la prevedeno ogni due, perché i costi non sarebbero sostenibili». Intanto Pecorelli sollecita chi può permetterselo a «comperare il Sovaldi in farmacia, in accordo con il proprio medico curante», dove però si paga a prezzo pieno. Per questo, annuncia anche: «Stiamo lavorando perché tutti gli stakeholders, dai medici ai pazienti, passando per le case farmaceutiche e i farmacisti, si mettano intorno a un tavolo per trovare un accordo su di un costo ragionevole». Un traguardo raggiungibile? Il presidente dell’ Agenzia del farmaco si dice fiducioso «sono ottimista sulla possibilità di trovare un punto di incontro, che sarebbe vantaggioso per tutti».L.BER. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 
 

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