Crollo del ponte, lunedì la sentenza L’accusa chiede quattro condanne
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fonte:
- La Provincia di Lecco
Conto alla rovescia per la sentenza del processo scaturito dall’inchiesta sul crollo del ponte di Annone, fissata per lunedì, 6 settembre, in Tribunale a Lecco. Il presidente della sezione penale Enrico Manzi, davanti al quale si è svolto il dibattimento, concederà alla pubblica accusa, il sostituto procuratore Andrea Figoni, la possibilità di replicare alle arringhe difensive dell’udienza dello scorso 19 luglio, quindi si ritirerà in camera di consiglio. La decisione senz’altro in giornata. Alla sbarra Quattro condanne. Era stata questa la richiesta avanzata a giugno dal sostituto procuratore Figoni, in Tribunale a Como, al termine della sua requisitoria. Le parole più dure- le richieste di condanna più pesanti – il pm le aveva riservate per Andrea Sesana, 39 anni, ingegnere, all’epoca dei fatti funzionario del settore Urbanistica e viabilità della Provincia di Lecco,e Giovanni Salvatore 60, pure ingegnere, allora capo settore manutenzione Anas e responsabile della statale 36: per entrambi ha chiesto una condanna a quattro anni di reclusione. Tre anni e sei mesi la richiesta pena – invece – nei confronti di Angelo Valsecchi, 54 anni, dirigente del settore Urbanistica e viabilità della Provincia di Lecco (praticamente il capo di Sesana). Due anni per Silvia Garbelli, 60 anni, architetto, funzionario della Provincia di Bergamo, colei che materialmente firmò l’autorizzazione al transito dei mezzi della Nicoli Trasporti di Albino (Bergamo).Era stato al passaggio di un tir dell’azienda che il cavalcavia si era letteralmente sgretolato, piombando sulla sottostante statale 36, sulla corsia in direzione Lecco, uccidendo Claudio Bertini, 68 anni, ex professore di educazione fisica, che stava rincasando a Civate a bordo della sua vettura. Ma i difensori dei quattro imputati,i responsabili civili delle Province di Lecco e Bergamo e Anas e l’avvocato dell’unica parte civile rimasta in giudizio, Codacons, nelle loro conclusioni, avevano puntato il dito sulla Nicoli. Manzi, nonostante le prescrizioni per la pandemia, nonostante lui stesso sia rimasto fuori gioco – così come il pubblico ministero Andrea Figoni – per il Covid, è riuscito nel miracolo di chiudere il processo sul più grave fatto di cronaca nera della nostra provincia in tempi recenti in meno di un anno (udienza di smistamento l’11 settembre, nell’uditorium della Camera di Commercio di Lecco). La seconda ipotesi Nell’ipotesi in cui il presidente della sezione penale del Tribunale di Lecco, destinato alla Corte d’Appello di Milano dal prossimo 16 settembre, dovesse accogliere le richieste delle parti, e quindi rinviare gli atti alla Procura della Repubblica (già ridotta all’osso, anzi meno) perché approfondisca il ruolo della Nicoli (ed eventualmente il reato di falsa testimonianza nei confronti di uno o più amministratori, come chiesto da alcune parti che hanno ritenuto reticenti i vertici dell’azienda sentiti come testimoni), è altamente probabile che si vada incontro alla prescrizione.E che quindi si possa procedere per l’unica ipotesi di reato che ha tempi di prescrizione più lunghi, ossia il crollo di costruzioni, per la quale ci si può “dilungare” fino a 15 anni. Troppo presto per tirare conclusioni, ma non per disegnare il perimetro entro il quale il giudice potrà muoversi. Tutti in attesa del 6 settembre. Per capire cosa potrà accadere.
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