27 Aprile 2012

Crollo del palasport di Portomaggiore Il Codacons lancia l’ azione collettiva

Crollo del palasport di Portomaggiore Il Codacons lancia l’ azione collettiva

MENTRE il processo penale, che vede sette imputati alla sbarra, è alle porte, il Codacons, oltre a costituirsi in proprio come parte civile, sta organizzando un’ azione civile collettiva che riunisca tutti coloro che si sentono, o si sono sentiti all’ epoca dei fatti, vittime o comunque parti lese, nella vicenda del crollo del tetto del palasport di Portomaggiore. All’ epoca dei fatti, che risalgono al 10 marzo 2010, la tragedia fu soltanto sfiorata, perchè la struttura inaugurata solo due anni prima crollò in un momento in cui nessuno si trovava all’ interno. Però la richiesta di giustizia e di maggior sicurezza va avanti di pari passo all’ accertamento di eventuali responsabilità penali. Ieri mattina, il vicepresidente nazionale del Codacons, l’ avvocato Bruno Barbieri, ed il professor Giorgio Rubin, insegnante che ogni mattina portava i suoi studenti in quel palasport per le lezioni di educazione fisica (e quindi potenzialmente a rischio) hanno annunciato l’ allestimento di una riunione organizzativa che si svolgerà stasera alle 21 in piazza Umberto I, a Portomaggiore. «Valuteremo ? spiega Barbieri ? se costituirci parte civile in un procedimento penale o se agire collettivamente solo in sede civile, anche in base alla via più rapida per ottenere un risarcimento». Il costo legale che il Codacons assicura è di mille euro complessivi, che verranno spalmati tra tutti coloro che aderiranno all’ iniziativa: al momento sono una decina, ma si auspica che il numero cresca. E non si esclude la proposta di una petizione popolare ed il coinvolgimento anche di media nazionali. «Chiederemo duemila euro a testa di risarcimento per tutti coloro che non hanno avuto danni diretti dal crollo, mentre per chi ha riportato danni permanenti, la richiesta sarà di diecimila euro a testa», spiega Barbieri. La richiesta di danni verrà avanzata al comune di Portomaggiore e a tutti i soggetti «tenuti a garantire la sicurezza e l’ incolumità di quanti in quella struttura pubblica si recavano per svolgere attività sportiva o per assistere agli eventi. Tra loro c’ è chi, pur non avendo subito un danno diretto, ne ha patito indirettamente in termini di stress e disagio legati alla paura di recarsi in strutture analoghe per il timore di crolli, o è stato esposto ad un pericolo reale per la propria incolumità non maturato da un fatto puramente casuale». Mauro Paterlini.
 
 

 

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