8 Giugno 2010

Crollo Convitto, citato il ministero

 L’ AQUILA. Cinque richieste di danni. Nel processo per il crollo del Convitto (tre vittime) entra anche il ministero dell’ Istruzione. I familiari di Luigi Cellini , costituiti parte civile, chiamano in giudizio il dicastero della Gelmini , la Provincia e il Convitto nazionale (non ammessa la richiesta per il ministero Beni culturali). In caso di condanna degli imputati, anche i tre enti pagheranno i danni. Va avanti lo stesso, nonostante la richiesta di spostare il processo altrove, l’ udienza preliminare davanti al giudice Marco Billi , che ammette 5 parti civili. Il magistrato, che non può emettere sentenza né prosciogliere, pendente il ricorso per Cassazione, procede con gli altri adempimenti. Assenti gli imputati Livio Bearzi , preside del Convitto, e Vincenzo Mazzotta , dirigente della Provincia, presenti i familiari delle vittime tra cui Lucia Catarinacci , mamma di Luigi Cellini , col procuratore Alfredo Rossini in piedi dietro al banco dell’ accusa ad ascoltare le conclusioni del giudice, si procede. Si comincia alle 9,30 con un botta e risposta tra avvocati sulle costituzioni di parte civile. Dopo un primo rinvio si arriva alle 12,09 quando il gup legge il provvedimento e fissa la nuova udienza a lunedì 19 luglio. Ora l’ avvocato Antonio Milo , dovrà notificare la citazione a tutti i soggetti del processo. L’ ACCUSA. Il pm Fabio Picuti , che contesta ai due imputati i reati di omicidio colposo e lesioni, modifica e integra il capo d’ imputazione in due punti. Viene inserito, tra i reati contestati, anche il ferimento di Luigi Cardarelli . Il pm precisa inoltre che la Provincia non è ente proprietario dell’ immobile, che è dello Stato, ma ente deputato a sostenere gli oneri della manutenzione ordinaria e straordinaria. Esulta la difesa di Mazzotta (avvocati Antonio e Paolo Mazzotta e Lino Nisii ): «Una cosa è l’ ente proprietario, altra cosa è l’ ente che sostiene gli oneri dei lavori in base alla convenzione in essere. Il capo d’ imputazione diventa abbastanza debole». L’ immobile è dello Stato, che l’ ha concesso in comodato perpetuo al Convitto. Il pm accoglie l’ istanza della difesa, ma non muta la linea e vuole il processo per i due imputati. BEARZI. Gli avvocati del preside, Paolo Enrico Guidobaldi e Alfredo Iorio , insistono per lo spostamento in altra sede perché all’ Aquila non vi sarebbero le condizioni per celebrare il processo in maniera serena. Ma su questo punto tutto è ancora fermo. DANNI, 5 RICHIESTE. Le cinque parti civili sono i familiari di Luigi Cellini (morto nel crollo del Convitto); i familiari di Luigi Cardarelli , ferito, rappresentati dall’ avvocato Roberto Verdecchia ; i familiari di Mirko Colangelo , con l’ avvocato Domenico Eligi ; il Codacons, con l’ avvocato Piera Farina e Cittadinanzattiva, con l’ avvocato Roberto Madama . Quest’ ultimo ha chiesto 100mila euro che, una volta e se ottenuti, andranno a finanziare campagne di prevenzione e sicurezza degli edifici scolastici. Non si presentano i familiari delle altre due vittime, Marta Zelena , 16 anni, e Ondrey Nuozowsky , 17 anni, che dalla Repubblica Ceca erano venuti all’ Aquila per un viaggio premio. GLI STRANIERI. Le famiglie di Ondrey e Marta non si costituiscono parte civile, rinunciano al risarcimento danni e non partecipano alle udienze: sarebbe un dolore troppo grande. La storia dei due ragazzi arrivati all’ Aquila una settimana prima del 6 aprile sono rivelate dalla professoressa Elena Chiodi , che ha conosciuto Ondrey grazie all’ amicizia con suo figlio Stefano . L’ insegnante partecipa alle udienze ed è intenzionata a seguire tutto il processo. «Ondrey e Marta hanno avuto una sfortuna incredibile. Erano stati inseriti nella Terza liceo Scientifico tecnologico che frequenta mio figlio. Purtroppo alloggiavano al Convitto». La docente conferma che «i genitori non vogliono seguire il processo, ho provato a convincerli per l’ ultima volta qualche giorno fa. Non hanno preso un avvocato, non sono interessati al tribunale». MAMMA LUCIA. Con la foto del figlio incastonata in un pendente a forma di cuore, mamma Lucia continua a ripetersi, in aula, che «qualcosa si doveva fare e nessuno l’ ha fatto. Io sarò sempre presente in aula. Lo devo a mio figlio». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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