Crolli sulla 106, ingegneri dal gup
-
fonte:
- Il quotidiano della Calabria
a ottobre l’ udienza per i presunti errori progettuali imputati all’ astaldi
di STEFANIA PAPALEO CATANZARO – Un errore progettuale, una direzione dei lavori “compiacente” e un collaudo a metà. Le accuse di ieri restano quelle di oggi e per tre ingegneri chiamati a rispondere del crollo del muro di contenimento della rampa numero 6 di accesso alla Strada Statale 106 variante A (svincolo per Germaneto) si avvicina l’ ora del giudizio. È stata fissata per il prossimo 16 ottobre l’ udienza preliminare al termine della quale il giudice deciderà se spedire o meno sotto processo Alessio Marino Ajmone Cat, ingegnere progettista della Astaldi spa, Antonio Bevilacqua, ingegnere direttore dei lavori del tratto stradale, e Michele Mele, ingegnere collaudatore statico, così come sollecitato dal sostituto procuratore, Valerio Vito. È la firma di quest’ ultimo, infatti, quella confluita in calce alla richiesta di rinvio a giudizio che vede in cima al capo di imputazione formulato contro i tre imputati l’ accusa di cooperazione colposa “per avere tra loro, mediante condotte attive ed omissive, ciascuno nella propria qualifica tecnico -funzionale, cagionato per colpa, generica e specifica, il crollo del muro di contenimento della rampa numero 6”, ovvero quella che immette nell’ arteria che porta alla Cittadella regionale, all’ Università Magna Graecia e al Policlinico di Catanzaro e sulla Strada dei due mari, che collega il capoluogo al lametino. Colpa del cemento de potenziato, si era ipotizzato in un primo momento. “Piuttosto uno sbaglio nell’ in tero elaborato progettuale”, aveva, invece, sostenuto a gran voce Ippolito Franco Chiappetta, l’ amministratore unico dell’ Ati Incabit-Costruzione idrauliche che aveva realizzato la rampa in questione dopo avere subappaltato i lavori aggiudicati all’ Astaldi. Una tesi portata avanti dall’ imprenditore attraverso le colonne del Quotidiano del Sud e fatta propria, strada facendo, dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, che non aveva esitato ad aprire un fascicolo, seguito personalmente dal procuratore Nicola Gratteri e dall’ aggiunto Vincenzo Capo molla. «Quando l’ Astaldi ci ha consegnato i calcoli strutturali delle opere e abbiamo cominciato a lavorare – aveva spiegato l’ imprenditore – sono state controllate tutte le opere, sia il ferro che il calcestruzzo, e prima di qualsiasi getto di calcestruzzo la direzione dei lavori affidata all’ Anas e all’ Astaldi ci dava l’ ok». Ecco perchè, secondo Chiappetta, quel cedimento non poteva essere imputabile al calcestruzzo, nè al ferro usato. «Quel muro non ha ceduto – aveva spiegato ancora – ma si è ribaltato, perchè si tratta di una carenza di progetto, tanto che dopo un mese dalla sua realizzazione (tra la fine del 2010 e l’ inizio del 2011) quel muro si era già allargato di 5 centimetri, circostanza da me fatta presente sia al Responsabile unico del procedimento dell’ Anas, sia agli ingegneri dell’ Astaldi, che, tuttavia, all’ unisono, aveano escluso qualsiasi pericolo». Invece il muro, alla Il sostituto procuratore Vito Valerio fine, si è definitivamente “staccato” e ora, stando alla tesi di Ippolito Franco Chiappetta, “tutte le opere di quella tipologia eseguite sono a rischio”. E, crollo dopo crollo, anche il Codacons aveva preso posizione, manifestando seri dubbi sulla qualità dell’ opera costata milioni e milioni di euro. Solo 8 quelli spesi per la realizzazione dello svincolo realizzato dal 2008 al 2013 e finito sotto sequestro a giugno 2017 per il crollo del muro di contenimento imputato ai tre ingegneri, in ori mis al progettista che, per conto di Astaldi Spa, nell’ elaborazione della progettazione esecutiva del tratto stradale statale 106 e del muro di contenimento della rampa di accesso numero 6, non avrebbe previsto un idoneo ed efficace sistema di drenaggio dell’ acqua, effettuando una sottostima dei carichi agenti sul terrapieno e realizzando una sovrastima dei parametri di resistenza meccanica del terreno. A fare il resto sarebbe stato il collega che, chiamato a collaudare l’ opera, non avrebbe riscontrato “alcuna delle criticità progettuali sopra rappresentate ed evincibili attraverso l’ ordinaria osservanza delle regole della tecnica”. Fin qui, almeno, la tesi della Procura che dovrà, adesso, passare lo scoglio dell’ udienza preliminare fissata ad ottobre, mentre già aumentano i timori per l’ intero tratto della nuova statale 106, realizzata sulla base di analoghi progetti, a loro volta ben fermi al vaglio del magistrato titolare del fascicolo.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- TRASPORTI
-
Tags: Strada Statale 106
