20 Aprile 2012

Crollano gli ordini: -13,2% pesa il mercato interno

Crollano gli ordini: -13,2% pesa il mercato interno

ROMA – La crisi dell’ industria non dà tregua. Ed anzi manda pessimi segnali per il futuro. Perché se è vero che il fatturato soffre senza però affondare, le commesse precipitano a livelli negativi da record. I dati diffusi ieri dall’ Istat dicono infatti che gli ordinativi, a febbraio, diminuiscono, su base mensile, del 2,5% e segnano addirittura un tracollo del 13,2% su base annua. Si tratta del risultato peggiore da ottobre 2009 ed è dovuto, spiegano dall’ istituto di statistica, alla modesta domanda del mercato interno. Il buon flusso delle esportazioni (il dato di febbraio parla di una crescita del giro d’ affari del 5,5% verso l’ estero) non riesce dunque a compensare il poco che le aziende riescono a vendere, a livello domestico, all’ interno del Paese. E così anche il fatturato ne risente. Dopo il calo di gennaio, c’ è un recupero, a febbraio, del 2,3% sul mese precedente, ma un regresso dell’ 1,5% rispetto allo stesso periodo del 2011. Con punte preoccupanti in alcuni settori nevralgici per l’ industria italiana. Come il mercato degli autoveicoli il quale, su base annua, ha fatto registrare un calo del fatturato del 6,4%, mentre gli ordinativi sono diminuiti del 17,9%. Nella media degli ultimi tre mesi, gli ordinativi industriali complessivi sono diminuiti dell’ 1,5% rispetto al trimestre precedente. L’ unico incremento dell’ indice grezzo, su questo fronte, riguarda la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+6,6%). Le variazioni negative più rilevanti si registrano, invece, nella fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-29,7%), nella fabbricazione di macchinari e attrezzature (-21,6%) e nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-20,4%). Gli indici destagionalizzati del fatturato, per raggruppamenti principali di industrie, mostrano invece elementi positivi. C’ è un +6,1% per i beni strumentali e un +1,7% per i beni di consumo (con una crescita dell’ 1,8% per quelli durevoli e dell’ 1,6% per quelli non durevoli). Ed offrono segnali di vitalità i beni intermedi: +1% e quelli del comparto energia (+0,6% ). Molto più variegata la lettura di febbraio 2011, messa a confronto con lo stesso mese dell’ anno scorso. In questo caso, l’ indice del fatturato segna marcati progressi nelle industrie manifatturiere e nella riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+26,4%). Buoni i numeri della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+14,2%) e delle industrie alimentari, bevande e tabacco (+9,3%). Le diminuzioni più consistenti, invece, si registrano nella fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-17,2%), nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-12,6%) e nella fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-11,5%). «I dati sul fatturato industriale a febbraio, a differenza di quelli sui volumi produttivi, mostrano la capacità di resistenza del settore industriale nei mercati internazionali nonostante le difficoltà dell’ economia nazionale e i problemi di riduzione della domanda interna e del credito», ha osservato Luigi Sbarra, segretario confederale della Cisl, commentando i dati. Ed è proprio sulla vitalità dell’ export che la Cisl invita il governo a puntare. Un decreto salva-famiglie è, invece, la proposta del Codacons. «Le uniche che hanno usufruito di un alleggerimento fiscale, sono state le imprese, con maggiori detrazioni Irap: si deduce che non basta dare un salvagente alle industrie per risolvere il problema della crescita. Per far ripartire i consumi, bisogna fare in modo che le famiglie e le imprese non abbiano più i conti correnti, le assicurazioni, i carburanti, la luce, il gas ed i telefoni più cari d’ Europa». RIPRODUZIONE RISERVATA.

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