10 Febbraio 2020

Crolla la produzione industriale italiana a dicembre 2019

 

Crolla la produzione industriale italiana a dicembre e nell’ intero 2019 torna a scendere dopo cinque anni. L’ indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito del 2,7% rispetto a novembre, il calo più forte da gennaio del 2018, mentre l’ indice corretto per gli effetti di calendario ha registrato una flessione, in termini tendenziali, del 4,3%. I giorni lavorativi sono stati 20 contro i 19 di dicembre 2018. Dati decisamente sotto le attese degli economisti che si aspettavano un -0,5% su mese e un -0,2% su anno. Nel solo quarto trimestre dello scorso anno il livello della produzione ha evidenziato una contrazione dell’ 1,4% rispetto ai tre mesi precedenti, la flessione più forte dal quarto trimestre del 2012, e segue quelle del secondo e del terzo trimestre. Applicando gli standard del pil alla produzione industriale si potrebbe dire che il settore sta attraversando una fase di recessione. Il pil italiano ha registrato un calo inatteso dello 0,3% nel quarto trimestre 2019. La stima dell’ Istat per l’ intero anno è di un +0,1%. Il governo si aspetta ufficialmente un +0,1% per il 2019, ma ha più volte sottolineato che un +0,2% è alla portata. “Le stime preliminari dell’ ultimo trimestre 2019, se confermate, mostrano una significativa flessione che potrebbe essere stata tuttavia influenzata da alcuni fattori transitori. Al contrario, tutti gli indicatori del ciclo sembrano far pensare a un recupero nel primo semestre del 2020”, ha sottolineato venerdì scorso il ministro dell’ Economia, Roberto Gualtieri, nel corso dell’ intervento all’ Assiom Forex. Gualtieri si è detto ottimista anche sul bilancio dei conti pubblici in questo avvio d’ anno e sul miglioramento del rapporto deficit/pil. E sorprese positive potrebbero arrivare anche dalla contrazione dello spread. Il restringimento dell’ indicatore “a parità di altre condizioni, porterà diversi vantaggi all’ economia italiana, come un aumento degli investimenti fissi lordi di 3,2 punti percentuali cumulati nel periodo 2019-2022 e del pil di 1,4 punti”, ha stimato il ministro dell’ Economia. Tuttavia anche l’ indice destagionalizzato mensile della produzione industriale ha mostrato marcate diminuzioni congiunturali in tutti i comparti: variazioni negative hanno contraddistinto i beni intermedi (-2,8%), l’ energia e i beni di consumo (-2,5% per entrambi i raggruppamenti) e i beni strumentali (-2,3%). Mentre nella media del 2019 la produzione è calata dell’ 1,3% sia in termini grezzi sia al netto degli effetti di calendario (nell’ anno 2019 i giorni lavorativi sono stati gli stessi del 2018). Si tratta della prima diminuzione dal 2014 e di quella più ampia dal 2013, quindi da sei anni. Su base tendenziale e al netto degli effetti di calendario, a dicembre si sono viste accentuate diminuzioni per i beni intermedi (-6,6%), l’ energia (-6%) e i beni strumentali (-4,7%); decremento più contenuto per i beni di consumo (-0,8%). I soli settori di attività economica che hanno registrato incrementi tendenziali sono stati la fabbricazione di computer, i prodotti di elettronica e ottica (+5,3%), l’ industria alimentare, bevande e tabacco (+2,9%) e le altre industrie (+1,1%). Tra i rimanenti settori le maggiori flessioni si sono viste nelle industrie (-10,4%), nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-9,3%) e nella fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (-7,7%). Profondo rosso anche per la produzione industriale di autoveicoli. L’ anno scorso la produzione del settore ha registrato una diminuzione del 13,9%, il calo più forte dal 2012. Solo a dicembre 2019 la produzione di autoveicoli è diminuita dell’ 8,6% (dato corretto per gli effetti di calendario). Peggio di così non poteva andare, secondo Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori. Anche se l’ Istat, nel dare nei giorni scorsi il calo congiunturale del pil del quarto trimestre 2019 (-0,3%) aveva già in parte considerato i dati preliminari della produzione industriale in suo possesso, “è evidente che il crollo reso noto oggi è così sconfortante che diventa difficile immaginare un’ inversione di tendenza del pil per il primo trimestre 2020. L’ Italia, quindi, torna in recessione”, ha previsto Dona. D’ altra parte, ha aggiunto, “non c’ è un solo raggruppamento, dai beni di consumo ai beni intermedi, in territorio positivo, né rispetto a novembre né rispetto a dicembre 2018, mentre il trimestre registra una diminuzione dell’ 1,4%”. Se poi si considera che si è perso quasi un quinto della produzione industriale rispetto ai valori pre-crisi, il quadro è completo. “Dal 2019 al 2007 l’ industria segna un -19%. Per i beni di consumo durevoli, poi, la distanza rispetto a 12 anni fa è del 28,6%, quasi un terzo. Un abisso”, ha osservato Dona. Una vera e propria “ecatombe” per l’ industria italiana, ha commentato il Codacons, secondo cui i numeri sulla produzione industriale italiana “sono peggiori di qualsiasi aspettativa”. Sulla situazione nera dell’ industria ha pesato senza dubbio “la crisi dei consumi che si registra da tempo in Italia, con gli acquisti delle famiglie sostanzialmente fermi: non a caso i beni di consumo registrano a dicembre un crollo del -0,8%, mentre rispetto al 2018 crescono appena del +0,3%”, ha spiegato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. “Con questi numeri l’ Italia non va da nessuna parte e la crisi dell’ industria italiana pesa in modo drastico su pil e occupazione”, ha avvertito Rienzi. Da qui l’ appello al governo a intervenire “e in fretta” adottando misure specifiche per salvare il settore industriale e rilanciare i consumi interni, “perché il calo dell’ industria fa perdere competitività al paese che resta indietro rispetto al resto d’ Europa”. Per Prometeia la produzione industriale italiana registrerà un rimbalzo nel primo mese di quest’ anno, ma non abbastanza per riassorbire il crollo visto a dicembre. “Nonostante l’ erraticità dei dati, non muta il contesto di stagnazione in cui si trova il settore produttivo italiano”, ha osservato l’ Istituto. “Il primo trimestre si chiuderebbe, infatti, con una crescita invariata rispetto all’ ultimo trimestre del 2019”. (riproduzione riservata)

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