10 Aprile 2013

Crolla il potere d’ acquisto Famiglie più povere

Crolla il potere d’ acquisto Famiglie più povere

L’ impoverimento delle famiglie italiane avvenuto in questi ultimi anni è un dato di fatto. Avvertito e misurato dalle famiglie medesime in termini di rinunce, spese tagliate, sacrifici autoimposti per tirare in qualche modo la fine del mese. Ma spaventano comunque le ultime rilevazioni dell’ Istat che, pur nella freddezza delle cifre numeriche, hanno registrato il più pesante calo del reddito disponibile degli ultimi diciasette anni. Secondo l’ istituto di statistica, infatti, la possibilità di fare acquisti e risparmiare è stata drasticamente ridimensionata dall’ attuale crisi economica: nel 2012 le risorse a disposizione delle famiglie consumatrici sono diminuite complessivamente dell’ 2,1%, mentre nell’ ultimo trimestre dell’ anno la contrazione rispetto allo stesso periodo del 2011 è stata del 3,2%. Tenuto conto dell’ inflazione, però, il potere di acquisto è sceso del 4,8% nei dodici mesi e del 5,4% nell’ ultimo trimestre, con un calo annuale che mai si era verificato dal1995, anno di inizio delle serie storiche dell’ Istat. E non poteva essere altrimenti, se anche a febbraio le retribuzioni contrattuali orarie sono risultate in crescita dell’ 1,4% su base annua, accumulando così un ritardo di mezzo punto percentuale sull’ inflazione, che nello stesso periodo di riferimento era dell’ 1,9%. Ne consegue pure la ridimensionata propensione al risparmio, pari all’ 8,2% nel 2012, con una diminuzione di 0,5 punti percentuali rispetto all’ anno precedente, che ha trascinato anche questo indice al livello più basso rilevato dal1990, sempre anno d’ inizio delle serie storiche. La minore propensione degli italiani a risparmiare si spiega innanzitutto con il calo dei redditi disponibili ma, soprattutto, con la sopravvenuta necessità di sostenere le spese correnti per tirare a fine mese, visto che i redditi si sono ridotti del 2,1%, ma la spesa per i consumi da parte degli italiani non è arretrata allo stesso livello (meno 1,6%). «Questo crollo record ha messo in difficoltà economiche quasi una famiglia su quattro (24%)» commenta la Coldiretti, secondo cui «la situazione è destinata addirittura a peggiorare per quasi la metà degli italiani», visto che «il 51% delle famiglie dichiara di riuscire a pagare appena le spese senza potersi permettere ulteriori lussi, mentre una percentuale dell’ 8% non ha un reddito sufficiente nemmeno per l’ indispensabile». Secondo le stime dell’ associazione dei consumatori Codacons, la contrazione del potere d’ acquisto delle famiglie, tradotta in cifre, «significa che una famiglia di tre persone ha avuto nel 2012 una perdita equivalente a 1.678 euro, pari a 1.380 euro per una famiglia di due componenti, e a 1.848 euro per una di quattro. Una tassa tanto invisibile quanto spietata, dato che sta dissanguando gli italiani nell’ indifferenza delle istituzioni, a cominciare dal governo». La drammaticità della situazione, del resto, trova conferma nell’ analisi di un ente super partes quale è la Banca centrale europea. Secondo i risultati della prima indagine europea armonizzata sulla ricchezza delle famiglie (dati 2010), realizzata dalla Bce con la collaborazione di quindici banche centrali, tra le quali Bankitalia, le famiglie italiane sono tra le ultime in Europa per il reddito, e con una delle più elevate percentuali di povertà. L’ Italia, in termini di reddito, si trova al nono posto della classifica (nel consueto confronto con le famiglie tedesche, il gap per il reddito pro capite è di circa 10mila euro). Ma, soprattutto, sconta una percentuale di povertà tra le maggiori in assoluto: in Italia una famiglia su sei, vale a dire il 16,5% del totale, è povera. Un dato ben superiore alla media dell’ area euro, dove la quota di poveri (identificati da un reddito equivalente inferiore alla mediana di ogni Paese, che per l’ Italia pone il limite a 8.500 euro) è del 13%, con la Francia all’ 8,9% e la Germania al 13,4%. A compensare parzialmente la situazione, ci sono i dati nazionali sul patrimonio accumulato nel passato e sul basso indebitamento. Il 43,7% delle famiglie europee è indebitato, mentre solo il 25,2% di quelle italiane lo è, il valore più basso in assoluto. Al contrario, l’ indebitamento è maggiormente diffuso nei Paesi Bassi e a Cipro (circa il 65%). Del totale (43,7%) delle famiglie indebitate, circa il 23,1% ha un mutuo e il 29,3% altri tipi di credito. Tra le famiglie che devono rimborsare un prestito di qualsiasi tipo, il valore medio per il mutuo è di 68.400 euro, molto più elevato dei 5mila euro medi per il debito non ipotecario. Il 60,1% delle famiglie dell’ Eurozona (il 68,7% in Italia) è proprietaria di casa e il 23,1% anche di una seconda abitazione (il 24,9% nel Belpaese). Il 75,7% dei cittadini possiede un’ auto di proprietà il cui valore medio è di 7mila euro, mentre l’ 11,1% è proprietario di una piccola impresa nella quale lavora almeno un membro della famiglia e il cui valore medio è di 30mila euro.
        

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