Crolla il potere d’ acquisto delle famiglie
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fonte:
- Avvenire
La crisi morde e le famiglie italiane si trovano a fare i conti con una marcata contrazione del reddito disponibile e una capacità di risparmio ai minimi da 13 anni. Nel secondo trimestre dell’ anno, certifica l’ Istat, il potere d’ acquisto ha registrato un calo tendenziale del 4,1%, segnando la flessione più marcata dal 2000; mentre la propensione al risparmio si è ridotta all’ 8,1% ai minimi da quando esistono le serie storiche, cioè dal 1999. I DATI Il potere d’ acquisto delle famiglie consumatrici, cioè il reddito lordo disponibile in termini reali, si è ridotto tra aprile e giugno dell’ 1,6% rispetto al trimestre precedente. E nel complesso dei primi sei mesi dell’ anno la flessione è del 3,5% rispetto al primo semestre 2011. Il reddito disponibile in valori correnti si è invece ridotto dell’ 1% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’ 1,5% su base tendenziale. Cala anche la propensione al risparmio, che nel secondo trimestre si è ridotta dello 0,6% rispetto al semestre precedente e di 0,5 punti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, attestandosi all’ 8,1%, il livello più basso da quando esistono queste rilevazioni dell’ Istat. Il tasso di investimento resta al 6,8%, ai minimi dal 2004.LA SPESA Il crollo del potere d’ acquisto si traduce, per una famiglia di 3 persone, in una perdita di 1.407 euro rispetto al 2011, calcola il Codacons, che chiede al Governo un dl salvafamiglie. Dal 2008 ad oggi, secondo Federconsumatori, il potere d’ acquisto ha subito una contrazione di oltre il 13,2%, con il risultato di una perdita media di circa 3.907 euro a famiglia. Inoltre, secondo un’ analisi Coldiretti/Swg, per effetto del crollo del potere d’ acquisto, sei italiani su dieci (61%) hanno tagliato la spesa, mentre un 6 per cento non riesce ad arrivare a fine mese. Confesercenti mette quindi in guardia dal rischio di una debacle per le imprese e chiede quindi di non aumentare l’ Iva. Ma soffrono anche le imprese. Nel secondo trimestre, rileva l’ Istat, la quota di profitto delle società non finanziarie è scesa al 38,5%, ai minimi dal 1999. In calo anche il tasso d’ investimento, che si attesta al 21%.
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