16 Maggio 2009

Crolla il Pil: mai così in basso da trent’anni Berlusconi: ci sono miglioramenti. Il Pd: subito misure

Roma. Non andava così male da quasi trent’anni. Nei primi tre mesi del 2009, l’Italia ha prodotto il 5,9 per cento in meno di ricchezza nazionale, se si fa il paragone con lo stesso trimestre del 2008, e il 2,4 per cento in meno, se si considera il trimestre precedente. La crisi trascina a fondo il pil, il prodotto interno lordo, che rischia di arrivare alla fine dell’anno con un calo del 4,6 per cento, sperando che il peggio sia davvero passato e che l’economia non soffrirà di ulteriori sbandate. In ogni caso, a bocce ferme, il governo dovrà comunque rivedere le sue stime più recenti, ritoccate al ribasso, che puntano su un pil in flessione del 4,2 per cento a fine 2009. I dati dell’Istat forniscono quindi uno scenario più critico e certificano uno stato di salute dell’economia più in sofferenza rispetto a tutte le statistiche sulla crisi circolate finora: l’Italia perde colpi più degli altri paesi europei, che pure arrancano alle prese con la recessione. Di fronte al bollettino di guerra dell’Istat, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi non rinuncia a considerare il bicchiere mezzo pieno: «La crisi esiste – spiega – ma la situazione migliora. Siamo nella peggiore crisi mai capitata, ma tutti i contatti che abbiamo con gli imprenditori ci dicono che un miglioramento c’è». Nonostante il pil in caduta libera, il premier non esita a sfoggiare il suo approccio abituale, evitando i toni preoccupati e i ripensamenti: «Nella crisi il fattore massimo è quello psicologico – dice ancora – e il nostro compito è quello di infondere fiducia e ottimismo». A sostegno di questa impostazione, il ministro Renato Brunetta conferma: «La tendenza ci dice che il peggioramento non c’è più. Nella seconda parte dell’anno, ci avvieremo verso tassi negativi più ridotti, che andranno verso lo zero, e poi dallo zero si andrà verso il segno più». Ma le opposizioni non pensano che la crisi sia ormai alle spalle e che soprattutto non ci saranno altri danni sul piano dell’occupazione, della produzione e dei conti pubblici, nonostante l’impatto della recessione sia in fase di attenuazione. «Non basta infondere fiducia e ottimismo. Servono misure concrete. Il governo sta con le mani in mano, aspettando che la crisi passi da sola», attacca il leader del Pd, Dario Franceschini. Il commento di Massimo D’Alema è tagliente ed è rivolto al premier: «Siamo al crollo. Non avevamo una situazione tanto drammatica da trent’anni ma il presidente del Consiglio si trastulla e ci racconta che in Italia non c’è la crisi». E ancora: «C’è chi pensa che bastino le barzellette per affrontare le malattie e naturalmente intanto l’ammalato peggiora». Su una linea molto critica anche il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini: «Il governo spera che passi la nottata». E Antonio Di Pietro rincara: «L’Italia uscirà dalla crisi in condizione peggiori rispetto agli altri Paesi per colpa del governo». Se Berlusconi minimizza, le imprese si mostrano piuttosto preoccupate, anche quelle più in sintonia con le tesi del Cavaliere. È il caso di Confcommercio che dice: «Il punto più acuto della crisi è stato raggiunto». A questo punto dunque ci dovrebbe essere la risalita. Ma l’organizzazione dei commercianti avverte: «Rimane l’incognita di quanto durerà ancora la crisi e come le famiglie e le imprese usciranno dal tunnel». È molto più esplicito il presidente della Confesercenti, Marco Venturi: «La sola speranza della ripresa non basta. Il governo non ci lasci soli a fronteggiare la crisi». Anche i sindacati temono che la strada per uscire dalla crisi sia, in realtà, ancora lunga e si appellano al governo per aprire finalmente un tavolo con le parti sociali «È difficile immaginare una ripresa vicina», dice il segretario confederale della Cgil, Agostino Megale. Sul terreno, secondo la Cgil, resteranno 1 milione e 100 mila posti di lavoro, mentre il debito pubblico tornerà al 120 per cento del pil nel 2011, se la ricchezza nazionale proseguirà nella sua caduta libera. I dati sul pil si accompagnano a quelli sull’inflazione, che è stata corretta al ribasso dall’Istat con una variazione dell’1,2 per cento in aprile rispetto al 2008. Ma, anche qui, c’è un problema che affligge particolarmente le famiglie: i prezzi dei generi alimentari risultano cresciuti più del doppio, facendo registrare una crescita del 2,7 per cento su aprile 2008. «L’inflazione a tavola è il doppio rispetto al suo valore medio», accusa Coldiretti ammiccando ai guadagni e alle insidie della grande distribuzione. «Accuse demagogiche», replicano da Confcommercio. Sia come sia, le famiglie devono destreggiarsi in una situazione particolare: la crisi sgonfia i prezzi mentre il carrello della spesa resta, comunque, difficile da riempire perché i cartellini si muovono verso l’alto a una velocità doppia rispetto alle altre merci.  Secondo il Codacons, c’è il rischio di una stangata da inflazione, che potrebbe costare quasi 700 euro a famiglia.  «Se i prezzi non scendono neanche con un calo del pil del 5,9 per cento, ci chiediamo che cosa accadrà quando l’economia riprenderà marciare», commenta il Codacons.

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