Crisi record anche nel turismo Ad agosto -1%: è il primo rosso
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fonte:
- Gazzetta dello sport
La calda estate della crisi, con gli italiani che si sono ritrovati sotto l’ ombrellone a parlare di Imu e spread piuttosto che dei colpi del calciomercato, ha fatto registrare un calo storico: ad agosto, «per la prima volta nella storia del turismo del nostro Paese», le presenze negli alberghi sono diminuite rispetto all’ anno precedente: -1,1%, registrato soprattutto per colpa degli italiani (-3%) e reso un po’ meno doloroso dagli stranieri (+2,1%). Secondo i dati della Federalberghi anche luglio era andato malissimo, con una flessione complessiva delle presenze del 5% (ben -8,9% italiani e +0,2% stranieri). In pratica il bimestre luglio/agosto ha segnato un drammatico -6% di italiani e un +1,1% di stranieri. E sui primi otto mesi dell’ anno la tendenza è stata sempre quella, con una riduzione drastica di presenze (-2,6%), fatturato (quasi il 10%) e occupazione nel settore (-2,6%). Il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca lancia l’ allarme: «Sollecitiamo governo e Parlamento affinché mettano subito mano a un articolato progetto di riorganizzazione politica, legislativa e finanziaria del settore per consentire alle imprese che lavorano nel turismo di rialzare la testa e ridare forza e vitalità al Pil a cui contribuiamo per quasi il 10 per cento». Bene terme e chiese Non tutto il settore vacanziero però va male. Gli agriturismo, con 5 milioni di presenze nell’ estate, hanno retto alla crisi grazie soprattutto alla brevità dei trasferimenti e alle prenotazioni last minute. Bene anche il turismo termale e quello religioso, che insieme rappresentano circa il 25% dell’ intero fatturato. Tra le regioni crescono Campania, Sicilia e Veneto, mentre vanno giù Friuli, Toscana, Sardegna e Puglia. «Questo calo si aggiunge a quello dei consumi e dimostra quanto sia forte l’ impatto della crisi – ha commentato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi -. Ma a questa situazione contribuiscono anche i prezzi e le tariffe che in Italia sono ancora troppo elevate rispetto ad altre mete come Spagna, Grecia o Egitto».
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