Crisi nera dei benzinai di confine «Ora lo Stato ci ha lasciati soli»
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fonte:
- Il Giorno
Chiusure e cassa integrazione: nessun intervento da Roma sulla concorrenza svizzera.
di MICHELE MEZZANZANICA ? VARESE ? SPESSO subiscono le lamentele di chi va a fare il pieno, che diventa ogni giorno più caro, ma se i clienti piangono, i benzinai non ridono. Anzi, secondo la Faib, l’ associazione di categoria legata alla Confesercenti, sono proprio loro le prime vittime dei continui rincari. «Il benzinaio guadagna 4 centesimi al litro, tutto il resto va allo Stato e alle compagnie petrolifere», spiega Paolo Longo, responsabile provinciale della Faib. «E in un territorio di confine come il nostro, la concorrenza dei prezzi oltrefrontiera rischia di mettere in ginocchio i distributori». Ieri, appena superato il confine del Gaggiolo un litro di benzina verde costava 1,89 franchi, che al cambio attuale fanno 1,57 euro. Un prezzo stracciato, considerati quelli italiani che ormai si avviano verso i 2 euro al litro, soglia che potrebbe essere raggiunta entro Pasqua secondo le previsioni della stessa Faib. I BENZINAI di confine si ritrovano così a subire una sorta di boicottaggio senza disporre di strumenti per contrastarlo. La carta sconto è ormai poco più che un palliativo, visto il gap tra i prezzi al di qua e al di là della dogana, e oltretutto rischia di sparire sotto la scure dei tagli, dal momento che per renderla efficace il fondo regionale dovrebbe triplicare dagli attuali 20 a 60 milioni di euro, ma il Governo fatica a trovare i fondi. «Molti colleghi hanno già richiesto la cassa integrazione straordinaria – continua Longo – e ormai stimiamo il 30% in meno di clientela. La situazione è grave e l’ inchiesta della magistratura forse aiuterà meglio a distinguere chi ci guadagna davvero da chi invece è schiacciato e vittima di un ingranaggio». Già, perché proprio da Varese, su esposto del Codacons alla Procura, la Guardia di finanza ha avviato un’ indagine sul caro carburante. Il sospetto – tutto da dimostrare, ovviamente – è che le principali società petrolifere abbiano stretto un accordo di cartello per far lievitare i prezzi. Finendo per rendere più conveniente in Svizzera pure il gasolio, seppur di poco (1,65 contro 1,7 al litro). SE LA FAIB plaude all’ inchiesta della Guardia di finanza, secondo la Ferderconsumatori, tuttavia, le fiamme gialle potranno fare ben poco contro i continui rincari. «Se il problema, come noi denunciamo da anni, è la speculazione – spiega Francesco De Lorenzo, presidente provinciale – credo che la Finanza possa fare poco, visto che il suo compito è controllare che vengano rispettate le normative fiscali. L’ organismo che in questi anni avrebbe potuto fare qualcosa è l’ Antitrust, che è stato creato proprio per questo compito». Il pendolarismo del pieno, tra l’ altro, oltre che i benzinai danneggia anche le casse dello Stato, che non incassa gli introiti delle accise sul carburante. Si calcola che solo nel primo trimestre del 2012 gli italiani ne abbiano acquistati 500 milioni di litri alle pompe estere, in Svizzera ma anche in Slovenia. FACENDO LEVA anche su questo fattore, il senatore varesino del Pd Paolo Rossi ha presentato, insieme al collega comasco del Pdl Alessio Butti, un ordine del giorno – approvato da Palazzo Madama – in cui chiede al Governo di attivarsi per trovare i 40 milioni mancanti a sostenere la carta sconto regionale. Sono fondi che il Varesotto attende ormai da mesi, un contributo fondamentale per allargare la fascia di sconto, estenderla ai diesel e aumentare l’ entità della riduzione che già esiste. Ci riprovano, gli esponenti politici di tutte le parti. Sperando che stavolta i 40 milioni in più arrivino. Prima che sia troppo tardi. [email protected].
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