9 Febbraio 2013

Crisi infinita, l’ industria sprofonda al 1990 Bandiera bianca anche sul made in Italy

Crisi infinita, l’ industria sprofonda al 1990 Bandiera bianca anche sul made in Italy

Olivia Posani ROMA COME in «Ritorno al futuro». Pensavamo di essere nel 2012 e invece, a furia di retrocedere, eravamo ripiombati nel 1990, a 22 anni prima. Lo scorso anno l’ indice che misura il volume della produzione industriale (cioè la quantità di beni prodotti) si è fermato a quota 82,8. In media d’ anno il calo è stato del 6,7% rispetto al 2011. Siamo di fronte al sedicesimo ribasso. Non a caso dall’ inizio della crisi, cioè dal 2008, la nostra produzione è dimunita del 25%. NON si salva nessun settore, nessuno ha davanti lo zero o il segno positivo. I ribassi più forti riguardano la fabbricazione degli articoli in gomma e materie plastiche (-10,4% in un solo anno), le apparecchiature elettriche e per uso domestico (-10%), l’ industria del legno (-99%). In caduta anche uno del simboli del made in Italy: il comparto tessile-abbigliamento, che ha perso il 9,4%. Più contenute le perdite dell’ alimentare (-1,4%), d’ altra parte si deve pur mangiare. La Coldiretti spiega che la produzione agricola, dopo il crollo dei raccolti dello scoso anno, è in grado di garantire solo il 75% del nostro fabbisogno alimentare. Caso del tutto particolare la produzione di autoveicoli. La Fiat, dove ormai si lavora solo pochi giorni l’ anno, ha segnato mediamente un calo del 19,5% con un picco, quello di dicembre, pari al 26,5%. E, mentre i consumatori parlano di «dati da brivido», Confindustria avverte che anche gennaio 2013 è stato debole con un incremento della produzione limitato allo 0,2%. E anche nei prossimi mesi, spiega il centro studi di viale dell’ Astronomia, la dinamica sarà «modesta»: ordinativi o ordini dall’ estero (in particolare dallle aree emergenti) cominciano ad arrivare, ma è davvero poca cosa: «Le dinamica continuerà a essere modesta anche nei prossimi mesi». «Le imprese sono strangolate come le famiglie», dice il Codacons che chiede una riduzione dei costi. Il direttore generale dell’ Abi, Giovanni Sabatini, assicura che gli istituti di credito hanno prestato più soldi di quanti ne abbiano raccolti: «Il problema non è il credito, ma come è stato utilizzato». IL LEADER della Fiom-Cgil, Landini avverte che il crollo della produzione «rende evidente il rischio di cali del sistema industriale del Paese e che il 2013 possa essere drammatico dal punto di vista della tenuta sociale». Per la Cgil i segnali sono «inquietanti, abbiamo sempre tratto forza dal manifatturiero e ora rischia di rendere irreversibile il suo declino». Dice il leader della Cisl, Bonanni: «Continua la discesa dei dati del benessere italiano, più tasse significa minori consumi e quindi meno produzione. Lo stato deve ridurre le tasse per avere più tasse». Stessa ricetta dalla Uil. Sacconi e Gasparri (Pdl) se la prendono con la politica recessiva di Monti e chiedono terapie d’ urto, come la restituzione dell’ Imu. «Basta con il solo rigore», dice Bersani.
        

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