18 Dicembre 2013

Crisi, gli italiani rinunciano pure alla Nutella

Crisi, gli italiani rinunciano pure alla Nutella

La Ferrero continua a crescere per fatturato complessivo ed esportazioni ma, per la prima volta nella storia dell’ industria dolciaria (nata nel 1946), calano le vendite sul mercato italiano che registra un -5,3% rispetto allo scorso anno. E’ un segnale di come le cose stiano andando male Italia. Gli italiani fino a ieri ha tutto hanno rinunciato a tutto il superfluo fuorché alla Nutella nazionale, ma alla lunga, la graduale contrazione dei consumi ha finito col coinvolgere una delle leccornie predilette dai più. Non è certo una sorpresa il dato che emerge dal bilancio, al 31 agosto 2013, approvato dall’ assemblea della consociata italiana del Gruppo Ferrero. Già alla fine dell’ estate il presidente Francesco Paolo Fulci, aveva rivelato le stime negative, a causa della perdurante crisi dell’ economia. Intanto il fatturato Ferrero è arrivato a 2 miliardi e 697 milioni (contro i 2,550 dell’ esercizio precedente) e l’ export ha tenuto grazie alle vendite nel mondo di Nutella e Ferrero Rocher: +4,1% realizzato in oltre 70 Paesi. L’ utile netto è stato pari a 156,1 milioni, con un’ incidenza sui ricavi del 5,3%. Non ci sono state ricadute negative sui lavoratori: l’ organico – a fine esercizio – è di 6.561 dipendenti, “senza alcuna sostanziale flessione”. “La garanzia dell’ occupazionespiega la società – è stata tutelata, grazie alla priorità data ai valori umani e sociali, alla buona performance delle esportazioni e, soprattutto, nella fiducia della ripresa economica in Italia”. Nell’ ultimo anno la Ferrero ha destinato agli investimenti 78,1 milioni di euro, il 2,9% del fatturato, portando il totale complessivo negli ultimi sei anni a 700 milioni. Spese di Natale crollate in Italia dal 2007 ad oggi, con una riduzione degli acquisti pari a 7,7 miliardi di euro in soli 6 anni. Il calo delle vendite della Nutella in Italia fa parte di un drammatico panorama di cui si è parla molto negli ultimi mesi, a partire dai dati Istat, per finire con quelli delle associazioni di categoria. E ieri ne ha parlato anche il Codacons a proposito delle festività di fine anno. “Le festività di Natale rappresentano la principale occasione di acquisto per le famiglie, generando ingenti volumi d’ affari in tutti i settori (alimentare, viaggi, casa, profumeria, cultura, ecc.). Tuttavia negli anni – ha spiega il presidente Carlo Rienzi – si è registrato in Italia un crollo vertiginoso dei consumi natalizi, calati dal periodo precrisi ad oggi addirittura del 42,7%”. In base ai dati ufficiali, infatti, nel 2007, infatti, “l’ effetto Natale”, ossia i maggiori consumi per spese natalizie effettuate nel mese di dicembre presso negozi, grande distribuzione e centri commerciali, è stato pari a 18 miliardi di euro. Secondo le stime del 2013 invece – afferma l’ associazione – la spesa degli italiani nell’ intero periodo natalizio per i vari settori (alimentare, viaggi, regali, casa, ecc.) non supererà quota 10,3 miliardi di euro.

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