Crisi e lavoro precario la casa parte col freno le banche ci credono
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fonte:
- la Repubblica
AFFFARI&FINANZA
Milano L e banche dicono che i mutui sono ripartiti, i consumatori dicono che non è vero. Di sicuro sullo sfondo resta uno scenario economico da recessione con una disoccupazione dilagante e buste paga ferme. Gli italiani che vogliono comprare casa sono sempre molti, ma le incertezze del lavoro frenano le loro aspirazioni. Entrare in una banca e ottenere un mutuo senza la solidità di una busta paga resta una chimera, tanto più in tempi di incertezza, in cui le stesse banche preferiscono utilizzare la loro liquidità più per sostenere i propri bilanci che le aspirazioni di famiglie e imprese. Eppure l’ Associazione bancaria italiana ha annunciato trionfalmente che nel mese di aprile il mercato dei mutui è finalmente ripartito, basandosi sull’ incremento registrato nel suo ultimo rilevamento. Nei primi tre mesi dell’ anno, secondo il rapporto mensile, le nuove erogazioni (riferite a un campione di 88 banche) hanno registrato un rialzo superiore al 20% rispetto allo stesso periodo del 2013. Due sono le molle che avrebbero spinto il settore, il calo dei prezzi, soprattutto nel Sud, e la discesa dei tassi di interesse. Il tasso medio sulle nuove operazioni per l’ acquisto di abitazioni si è posizionato al 3,39%, il valore più basso dal luglio 2011 (era al 3,45% nel mese di marzo). I consumatori, tuttavia, non condividono l’ entusiasmo dei banchieri e hanno definito «assolutamente illusorio» l’ aunea mento del 20% nei primi tre mesi del 2014. «Nel 2007 – spiega il Codacons – in Italia i mutui erogati per l’ acquisto di un’ abitazione ammontavano a 62,7 miliardi di euro, mentre nel 2013 le erogazioni sono state pari a 17,6 miliardi di euro, con un incredibile crollo del -72% in soli sei anni. Di fronte a questi dati fortemente negativi, un incremento dei mutui del 20% nei primi tre mesi del 2014 non è interpretabile come la fine della crisi del settore immobiliare, anche perché se le erogazioni fossero ancora diminuite si sarebbero avvicinate allo zero. Crediamo che Governo e banche debbano lavorare ancora molto per aiutare le famiglie nell’ acquisto delle abitazioni, aumentando il credito e migliorando le condizioni in favore dei cittadini». L’ ottimismo dell’ Abi, invece, si poggia sul miglioramento dell’ indice, elaborato dal suo stesso Ufficio Studi, che sintetizza l’ analisi dei vari fattori che influenzano la possibilità per le famiglie di comprare casa indebitandosi. Secondo tali elaborazioni, l’ indice di accessibilità nel 2013 ha registrato un significativo miglioramento, riportandosi in li- con i valori pre-crisi. La quota di famiglie che dispone di un reddito sufficiente a coprire almeno il 30% del costo annuo del mutuo per l’ acquisto di una casa sarebbe di poco superiore al 50%, un valore in buon recupero rispetto a cinque anni prima, sebbene risulti ancora inferiore ai valori di inizio 2004. Con buona pace di banchieri e consumatori, l’ andamento del settore dipenderà in gran parte dall’ evoluzione economica del-l’ Italia, legata alle scelte del governo Renzi, ma soprattutto a quelle della Banca centrale europea. Sul fronte domestico, un primo banco di prova sarà l’ impatto del plafond Casa da due miliardi di euro che la Cassa depositi e prestiti, controllata dal Tesoro, fornirà alle banche allo scopo di erogare mutui e che dovrebbe entrare nella piena operatività nei prossimi mesi. Ma la vera mossa per sbloccare il comparto potrebbe arrivare già in questa settimana, il 5 giugno, quando il governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi, si presenterà ai mercati per indicare le nuove mosse dell’ Eurotower. In quella data il consiglio direttivo dell’ istituto che governa la moneta unica potrebbe varare una serie di misure non convenzionali per contrastare la bassa inflazione con l’ effetto collaterale di svalutare l’ euro, far ripartire il credito e dare una scossa alla crescita. Sul tavolo ci saranno tre misure: l’ abbassamento dei tassi che andranno anche in territorio negativo, una nuova iniezione di liquidità per le banche – ma questa volta condizionata al fatto che gli istituti usino i soldi per riaprire i rubinetti del credito a imprese e famiglie – e l’ acquisto di una serie di prodotti bancari (Abs) per ridare fiato al settore sempre con l’ intenzione di far ripartire i prestiti ai privati. In molti scommettono che il tasso di riferimento della Bce dovrebbe scendere dall’ attuale minimo storico dello 0,25% allo 0,15 o, più probabilmente, allo 0,10%. Portando con sé gli altri due indici, il tasso per i depositi bancari giornalieri presso la Bce dallo 0 attuale in territorio negativo (-0,10/-0,15%) e il tasso marginale dallo 0,75 allo 0,65%. Da questa sterzata i governatori si aspettano una discesa dei tassi anche sul mercato privato, ma soprattutto puntano a costringere le banche a non parcheggiare più la propria liquidità (con i tassi in negativo ci perderebbero) riprendendo a prestare ai privati a beneficio dell’ inflazione e della crescita. Qui si potrebbe innestare uno spiraglio per chi è in cerca di mutui. Perché là dove non sono volute arrivare le politiche di concessione del credito di ogni singola banca, possono arrivare le mosse della Bce in grado di mettere all’ angolo ogni banchiere, costretto o a concedete i crediti a chi realmente ne ha bisogno, alimentando così la ripresa economica, oppure a mettere in conto di perdere dei soldi in bilancio. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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