5 Novembre 2013

Crisi, dilaga l’ industria del falso «Roba scadente e tossica»

Crisi, dilaga l’ industria del falso «Roba scadente e tossica»

VENEZIA – Si sa, quando i soldi scarseggiano bisogna arrangiarsi. Qualcuno aguzza l’ ingegno ma i più cercano di stare a galla imboccando scorciatoie non sempre compatibili con le regole. E allora succede che in un mercato già messo in ginocchio dalla crisi (in Veneto dall’ inizio dell’ anno hanno chiuso 12 negozi al giorno) infierisca un consumatore su quattro, «colpevole» di aver acquistato almeno una volta nel 2013 un prodotto o un servizio illegale. Parliamo di abbigliamento (41,2%), pelletteria (26,9%), calzature (21%), occhialeria (27,6%), profumi e cosmetici (18%) contraffatti, con marchio non originale o imitazioni di articoli griffati presi da abusivi; di film, videogames e musica scaricati da Internet (6,7%); di giocattoli (7,6%), alimentari e bevande (28%) non dotati dei necessari requisiti e permessi; di farmaci e sanitari (15%) comprati on line senza ricetta e senza i controlli del caso. Ma anche di biglietti per spettacoli e sport trovati al di fuori dei canali ufficiali (5,3%) e del ricorso a guide turistiche o a tour operator (2,8%) non autorizzati. Lo rivela un’ indagine di Confcommercio, preoccupata per un fenomeno in crescita, particolarmente diffuso tra donne e giovani e legato alla necessità di risparmiare. O almeno così dice il 50% del campione di consumatori interpellati, che ammette: «Costa meno». «Il ricorso a merce illegale altera le leggi di mercato e penalizza le imprese in regola – avverte Massimo Zanon, presidente veneto di Confcommercio – inoltre può attentare alla sicurezza dell’ acquirente. Alcuni articoli, per esempio i giocattoli o i farmaci non dotati delle opportune licenze, rischiano di essere fortemente nocivi per la persona, come gli alimentari scaduti o privi delle obbligatorie certificazioni, mescolati agli altri sugli scaffali e quindi non rinoscibili. Scegliere questi canali paralleli significa anche incrementare la concorrenza sleale e togliere valore e posti di lavoro al made in Italy. Chiediamo al governo una regolamentazione più rigida (gli stessi consumatori colti in fallo dicono che le sanzioni in vigore sono insufficienti a contrastare il fenomeno, ndr), indispensabili a mettere ordine in questa jungla. Caos – chiude Zanon – che favorisce l’ evasione fiscale, come la novità dell’ acquisto sul web, capace di mettere maggiormente in difficoltà il commercio onesto, già gravato da tasse sempre più onerose». E proprio per denunciare tutto ciò l’ 11 novembre l’ associazione di categoria ha indetto una mobilitazione generale, che vedrà in prima linea Venezia, Verona e Padova, teatro di convegni e azioni a sostegno della legalità. L’ altro nodo della questione, da scongiurare a tutti i costi, è che il quadro descritto sta ormai assumendo i contorni della normalità. Benchè l’ 80% degli intervistati associ all’ acquisto illegale qualche rischio e il 79% ammetta che altera gli equilibri di mercato, il 55,3% lo ritiene infatti «normale» e «utile per chi è in difficoltà economiche». «Eppure la beffa è dietro l’ angolo – avverte Franco Conte, segretario regionale del Codacons – perchè oltre ad acquisire beni di dubbia qualità si rischia di spendere di più. Accanto al fenomeno descritto sta infatti dilagando la vendita porta a porta di prodotti descritti meglio di come sono in realtà e rifilati con l’ imbroglio a sprovveduti che poi si ritrovano a pagarli molto di più di quanto spenderebbero nei circuiti ufficiali. Si tratta soprattutto di mobili ed elettrodomestici. Noi per esempio stiamo assistendo una famiglia invischiata nell’ acquisto di un idropulitore di cui non aveva nemmeno bisogno, proposto a 2300 euro, cifra con le rate lievitata a 3 mila. I venditori sono furbi: ti fanno subito firmare il contratto e si presentano il giorno precedente ai 12 entro i quali è possibile esercitare il diritto di recesso, clausola mai notata dal cliente. A quel punto esortato a chiudere e quindi incastrato». Il Codacons avverte poi: attenti a comprare da abusivi, se poi il prodotto non va dove li trovi? A quale Procura li denunci, se non hanno nemmeno una sede fissa? Michela Nicolussi Moro RIPRODUZIONE RISERVATA.
michela nicolussi moro
 
 

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