“Crisi, cento imprese rovinate dalle banche” Crediti chiusi, tassi alzati: il Codacons in procura
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fonte:
- Corriere del Veneto
ROVIGO Decine di imprese polesane rischiano il tracollo perchè le banche tagliano i prestiti o alzano i tassi di interesse. Lo denuncia il Codacons di Rovigo, che ha raccolto un centinaio di segnalazioni dall’inizio di dicembre a oggi e si prepara a dare battaglia agli istituti di credito. L’accusa alle banche di non aiutare le aziende proprio in un momento di crisi era già venuta dalle associazioni di categoria e dagli industriali. Ora il Codacons, però, promette un esposto alla Procura e una segnalazione al Governo. Solo ieri mattina la referente per il Polesine, Maria Chiara Crivellari, ha incontrato cinque imprenditori a cui le banche di riferimento hanno tolto ogni copertura nel momento peggiore. In crisi di liquidità, infatti, gli istituti di credito stanno chiudendo i rubinetti. «Così, però peggiorano la situazione – dice Crivellari – . Le aziende di piccole dimensioni, che non hanno accesso alla cassa integrazione, che cosa faranno? Conosciamo già il caso di un’azienda che ha chiuso, lasciando a casa sessanta dipendenti, perchè le hanno tolto il fido». Il Codacons descrive così il meccanismo che sta stritolando le imprese: le banche, al rinnovo del fido annuale o con il motivo di verificare il rating (il giudizio sulla solidità) di un’impresa, comunicano al cliente un rialzo dei tassi, differentemente da quanto concordato nel contratto. Altrimenti tolgono il prestito e chiedono immediatamente il rientro di quanto dovuto, lasciando l’imprenditore senza liquidità e presto iscritto al Sistema informatico creditizio (Sic), la «lista nera» degli insolventi, cosicché in futuro avrà ancora più difficoltà ad accedere al credito. «Naturalmente l’imprenditore cerca di rientrare in qualsiasi modo pur di continuare a lavorare – spiega Crivellari magari vendendo immobili di proprietà o chiedendo un piano di rientro rateale. I tassi applicati in questo caso, però, si avvicinano allo strozzinaggio. In più l’imprenditore rimane nella lista nera per almeno un anno dopo avere estinto il debito». In Polesine la situazione rischia di diventare più vistosa che altrove: il tessuto produttivo locale, infatti, è composto prevalentemente da piccole e medie imprese. Per il Codacons la scelta delle banche non può essere giustificata in nessun modo. Non solo perchè in tempi di crisi economica, tagliare il credito significa aggravare la situazione, ma anche perchè la strategia delle banche è definita «un vero e proprio ricatto». Se con le piccole banche quanto meno è più facile dialogare, con i grandi gruppi non c’è scampo: «Abbiamo chiesto risposte con una raccomandata, ma i tempi sono lunghi – spiega – . Gli istituti hanno novanta giorni per rispondere, nel frattempo le difficoltà per l’azienda aumentano. A questo punto chiederemo risposte alla Procura e presenteremo i casi direttamente al governo e alla Banca d’Italia». Francesco Casoni Senza liquidità Le imprese sono costrette a chiudere e a licenziare i lavoratori.
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