Crescono i consumi, ma di poco
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fonte:
- Il quotidiano della Calabria
secondo i dati istat la spesa è cresciuta di un punto percentuale rispetto al 2015
di MARCO VALSECCHI MILANO – Si consolida, a un ritmo moderato, la fase di ripresa dei consumi delle famiglie che ha preso il via nel 2014. A rilevarlo è l’ Istat. Nel 2016, segnala l’ istituto di statistica, la spesa media mensile familiare in valori correnti è stimata pari a 2.524,38 euro. Dato che segna un incremento di un punto percentuale rispetto al 2015 e un +2,2% nei confronti del 2013, anno di minimo per la spesa delle famiglie e ultimo anno di calo del Pil, ma che rimane comunque al di sotto dei 2.639,89 euro Ma la c del 2011, un valore rag- è a ma giunto prima do. A fare la differenza è anche il titolo di studio: nei nuclei familiari dove la persona di riferimento ha una laurea o un titolo superiore, si spende infatti oltre il doppio di quelli dove la persona di riferimento ha la licenza elementare o nessun titolo di studio (3.550 euro contro 1.725). Tiepida la reazione delle associazioni dei consumatori ai dati diffusi ieri, nonostante il progresso registrato rispetto all’ anno precedente. «Stando ai dati del nostro Osservatorio Nazionale la crescita si attesta a poco più della metà di rescita quella registrata dall’ Istat, pacchia ri allo 0,6%, con un incremento pardo di circa 182 euro annui per una famiglia media», segnala Feder consumatori. Mentre l’ Unione Nazionale Consumatori rileva che il dato principale si riferisce ai consumi «di una famiglia in realtà inesistente»: considerando il caso reale di una coppia con due figli, nel passaggio dal 2015 al 2016 si osserva piuttosto un calo di 74 euro all’ an no. Di dati “drammatici” parla infine il Codacons, che allarga il campo agli ultimi dieci anni l’ incre mento non sia andato oltre i 63 euro al mese. «Numeri che non possono ritenersi positivi, ma che al contrario evidenziano come la ripresa definitiva dei consumi in Italia sia ancora lontana», chiosa a riguardo il presidente Carlo Rienzi. di leo che si assistesse a due anni consecutivi di calo. A crescere sono sia la spesa alimentare, passata in un anno da 441,50 a 447,96 euro al mese, che quella per beni e servizi non alimentari. In particolare, tornano a livelli pre -crisi i servizi ricettivi e di ristorazione, mentre beni e servizi ricreativi, spettacoli e cultura salgono per il terzo anno consecutivo. Dal punto di vista delle disparità, si riduce il gap tra i valori più elevanti registrati al Nord -Ovest e quelli più bassi delle Isole, che passa da quasi 945 a circa 857 euro. Mentre rimane costante quello tra le famiglie di soli stranieri e quelle di soli italiani, con le prime che spendono circa mille euro al mese in meno rispetto alle secon.
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