7 Gennaio 2022

Crematorio, si torna in aula per altre settanta querele

Una  vicenda  senza  fine  quella  del  Tempio  crematorio  di  Biella,  iniziata  nell’ottobre  del  2018  quando  la  Procura  ne  ordinava  il  sequestro  insieme  all’arresto  di  un  dipendente  di  un  amministratore  della  So.cre.bicre..,  la  società  che  lo  aveva  realizzato  lo  gestiva.  Martedì  il  caso  torna  in  aula  la  speranza  dei  familiari  di  chi  ha  avuto  un  caro  cremato  in  quell’impianto  è  sempre  la  stessa:  che  si  possa  riaprire  un  nuovo  processo  contro  gli  amministratori,in  particolare  fratelli  Alessandro  Marco  Ravetti,  condannati  in  primo  grado  anni  quattro  mesi  il  primo,  cinque  anni  il  secondo  (la  richiesta  della  Procura  era  stata  di  anni).  davanti  al  tribunale  torneranno  ad  esserci  loro,  quei  familiari  costituitisi  in  comitato– “A  casa  con  loro”  il  nome  datosi  — dopo  che  lo  scorso  maggio  il  giudice  per  le  indagini  preliminari  Arianna  Pisano  aveva  archiviato  più  di  500  loro  denunce/querele.  Davanti  un  nuovo  Gip,  la  giudice  Eleonora  Saccone,  passeranno  un’altra  settantina  di  denunce/querele.  Sono  quelle,  molte  di  residenti  fuori  provincia  — il  tempio  infatti  lavorava  anche  con  imprese  della  Lombardia–, di  chi  aveva  saputo  dell’inchiesta  solo  dopo  aver  visto  la  puntata  della  trasmissione  “Le  Iene”  dedicata  allo  scandalo.  Che  accadrà  in  aula?  Non  sono  da  attendersi  colpi  di  scena.  Gli  avvocati  che  rappresentano  querelanti,  tra  cui  l’avvocato  Alessandra  Guarini  per  le  famiglie  che  si  sono  rivolte  Codacons,  porteranno  le  conclusioni  già  presentate  un  anno  fa  tra  cui  le  perizie  dell’ex  generale  dei  Ris  Luciano  Garofano  sulle  ceneri  contenute  nelle  urne.  Dall’altra  parte  ci  sarà  la  Procura  che  ribadirà  che  si  deve  archiviare.  Il  procuratore  Teresa  Angela  Camelio  aveva  già  spiegato  “il  Biellese”  il  perché  della  sua  opposizione.  Nel  confermare  la  gravità  delle  condotte  attribuite  ai  gestori  di  So.cre.bicre..,  cui  erano  stati  contestati  nove  capi  di  imputazione  (in  particolare  reati  di  violazione  del  sepolcro,  concretatosi  dall’estrazione  dello  zinco  interno  ai  feretri  ed  agli  ossari  per  consentire  di  bruciare  solo  la  parte  in  legno,e  dispersione  delle  ceneri),  condotte  dettate  suo  dire  da  una  motivazione  economica  (avidità)  per  aumentare  il  giro  d’affari  dell’azienda,  ricordava  come  nella  richiesta  di  una  pena  severa  — la  richiesta  inusuale  di  anni  — e  nell’opporsi  alla  proposta  di  patteggiamento,  avesse  già  tenuto  conto  della  serialità  delle  azioni  che  le  vittime  di  quel  sistema  potessero  essere  molte  di  più  rispetto  quelle  individuate.  Sottolineava  però  come  fosse  stato  opportuno  necessario  procedere  contro  Ravetti  ed  loro  dipendenti  (che  hanno  patteggiato),  che  pur  avrebbero  eseguito  per  diverso  tempo  le  istruzioni  impartite  senza  sollevare  alcun  dubbio  perplessità,  solo  per  casi  circostanziati  documentati.  Sempre  il  procuratore  spiegava  come  sulla  condanna  pronunciata  dal  giudice  di  primo  grado  possano  comunque  fondarsi  le  pretese  risarcitorie  di  tutti  coloro  che  hanno  un  fondato  motivo  di  ritenere  di  aver  subito  un  danno  da  Soc.cre.bicre..  da  far  valere  in  sede  di  giudizio  civile.  Naturale  poi  l’opposizione  dei  legali  che  rappresentano  chiamati  in  causa.  Ricordiamolo:  dalle  indagini  della  polizia  giudiziaria,  durate  un  mese,  erano  emersi  elementi  tali,  secondo  l’accusa,  da  provare  che  nella  struttura  venissero  eseguite  cremazioni  multiple  con  lo  scopo  di  aumentare  la  produttività  dell’impianto.  ANDREA  FORMAGNANA 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox