25 Marzo 2019

Crac popolari venete, l’ ira di Salvini «Mi sono rotto, Tria firmi il decreto»

ultimatum delle associazioni al mef: rimborsi in 30 giorni
Venezia «Mi sono rotto le p… di aspettare l’ Europa. Tria ci sta mettendo troppo, firmi i decreti». Il vicepremier Salvini torna sul tira e molla infinito in merito al fondo di ristoro per i truffati delle ex popolari ed esordisce così, esprimendo tutto il suo disappunto. Del resto, in un Palasport Palladio gremito all’ inverosimile, lo scorso 9 febbraio a Vicenza, aveva assicurato insieme a Luigi Di Maio: «I dubbi della Ue, me ne frego, noi tiriamo dritto, i decreti saranno firmati subito». Sono passati quaranta giorni, quasi una quaresima anticipata per gli imbufaliti risparmiatori traditi, ma ancora non si muove foglia. E ieri, dal forum di Confcommercio a Cernobbio, il leader del Carroccio aggiunge: «Al ministero (il Mef, ministero dell’ Economia e delle Finanze ndr ) stanno aspettando la risposta dell’ Europa, ma la commissione europea non è infallibile, oggi lo dirò a Tria, ci stanno mettendo troppo per i miei gusti, perché i risparmiatori non possono aspettare i tempi dell’ Europa. A lui spetta firmare e io personalmente gli chiedo di farlo». Fra le associazioni di risparmiatori Crac popolari venete, l’ ira di Salvini «Mi sono rotto, Tria firmi il decreto» truffati, con il governo legastellato, sono prevalse «Noi che credevamo… » e Coordinamento don Torta con l’ ultima versione del fondo di ristoro. In sintesi, archiviato l’ arbitrato Consob (che avrebbe dovuto accertare la vendita truffaldina delle azioni) si lascia spazio a un rimborso del 30% con un tetto di centomila euro, governato da una commissione di nove membri del Tesoro. Un rimborso generalizzato, anche se parziale, per tutti i soci di Bpvi e Veneto Banca. Questa soluzione, però, messa in legge di bilancio, è stata contestata da Bruxelles. Tanto che i due decreti attuativi, il primo sullo schema del modulo per chiedere l’ accesso al fondo, il secondo sullo schema di valutazione e pagamento dei rimborsi, non si sono ancora visti. Sul piede di guerra l’ associazione Ezzelino III da Onara che giovedì prossimo consegnerà una diffida formale per l’ accelerazione entro 30 giorni della firma dei decreti al titolare del Mef Giovanni Tria con una manifestazione sotto le finestre di Montecitorio. I soci truffati hanno inviato anche un sollecito a Intesa San Paolo di erogazione dei 100 milioni di euro stanziati per i casi sociali e sollecito di accredito delle spese di tenuta conto titoli a costo zero per il 2019 delle ex banche venete. «Il decreto va fatto subito, – tuona Franco Conte del Codacons – che Salvini perda la pazienza ora dopo l’ impegno pubblico davanti ai vicentini più di un mese fa mi pare il peggior teatrino della politica. Sono indignato di fronte a queste sceneggiate. Negli ultimi quaranta giorni ci sono stati altri suicidi di cui non si parla per pudore ma qui è tempo di procedere con questo che, ricordiamolo, è solo un acconto. Luigi Di Maio ha detto, testuale, “accettare un euro di meno del 100% è elemosina”». Deciso anche Patrizio Miatello, della Ezzelino da Onara: «La diffida è un atto giuridico formale che prevede un adempimento entro un massimo di 30 giorni. Ma noi quella firma ce la aspettiamo già giovedì prossimo. Ricordo, per altro, che sia la legge di bilancio che il milleproroghe scadevano al 31 gennaio scorso…siamo alla farsa ormai. Tanto più che i soldi del fondo ci sono». E, in questo clima, nuovamente incandescente, è in agenda l’ arrivo di Matteo Salvini per questa sera a Treviso, sul palco della Festa della Lega.

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