Crac popolari, rimborsi per pochi «Non basta, restituire il 100%»
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fonte:
- Il Mattino di Padova
risarcito al 30% solo chi è ricorso al lodo consob, si copre con i 25 milioni del fondo del decreto baretta
Renzo Mazzaro / veneziaA due anni e mezzo dal crac di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza, il dolorante esercito dei risparmiatori truffati ha un sussulto: arriva un ristoro per i danni subìti. L’ annuncio del sottosegretario Massimo Bitonci, che si è già dato la medaglia per lo sblocco del fondo, riguarda 560 persone su almeno 130.000 azzerate, al netto dei 70.000 di loro che hanno firmato la transazione al 15%: pochi maledetti e subito, in cambio di una pietra tombale sulle giuste pretese.Ma anche questa è una goccia nel mare. Il ristoro annunciato coprirà il 30% del danno e riguarda solo i risparmiatori che hanno ottenuto l’ accertamento dall’ Acf, l’ autorità di controllo finanziario della Consob. Una linea di ricorso che non tutti gli avvocati hanno seguito.Sempre meglio accendere un cerino che maledire l’ oscurità, diceva il saggio. La notizia è positiva anche se la confusione resta alta. Non si sa per esempio se il 30% sia un acconto o la cifra definitiva. Almeno non lo sa l’ avvocato Matteo Moschini, uno molto interessato a saperlo perché con i suoi clienti ha battuto di preferenza questa strada. La sua richiesta di chiarimenti al sottosegretario Bitonci è rimasta senza risposta.IL FONDOÈ probabile che neanche Bitonci lo sappia, benché sui giornali si dica contrario al rimborso integrale, perché i soldi arrivano dalla legge 205 del 27 dicembre 2017 che lo prevede. La 205 ha istituito un fondo di 100 milioni per quattro anni, 25 all’ anno, del tutto insufficiente. Per giunta è immobilizzata dalla mancanza di regolamento attuativo, il famoso “decreto Baretta” tanto vilipeso e mai promulgato. Per di più il governo gialloverde è intenzionato a cambiarla. Ciò nonostante l’ emendamento al Milleproroghe, approvato alla Camera e ora in discussione al Senato, va a pescare il denaro proprio dalla 205, pur di spendere i 25 milioni del 2018 che altrimenti sarebbero persi per la causa. Non si direbbe una procedura lineare.Gli altri 75 milioni dovrebbero entrare in pista con decreto attuativo entro il 31 gennaio 2019. A meno che non sia il 31 ottobre 2018, neanche questo è chiaro. E sempre se Lega e M5S andranno d’ accordo, visto che l’ emendamento al Milleproroghe citato da Bitonci è furiosamente contestato da Alvise Maniero, deputato grillino di Mira. Maniero assieme al collega Federico D’ Incà interpreta la linea del coordinamento risparmiatori Don Torta. Linea che era andata forte in campagna elettorale: ripagare tutto a tutti, senza accertamenti, basta la titolarità delle azioni.LA PROCEDURAInvece la procedura di accertamento della 205 per l’ accesso al fondo viene mantenuta. Con qualche variazione, secondo l’ avvocato Moschini: non più con una sentenza del giudice e un lodo dell’ Anac, ma con una sentenza del giudice e un lodo dell’ Acf. Peraltro ottenuto entro il 30 novembre 2018, poi l’ Acf andrà in scadenza. Come i pelati al supermercato? Non si vede perché. A meno che non dipenda dal fatto che Acf vuol dire Consob e Consob è chiamata a rispondere da vari esposti di omesso controllo nel crac delle due banche. Un corto circuito evidente. Altri, come l’ avvocato Franco Conte di Codacons o Patrizio Miatello dell’ associazione Ezzelino, sostengono che l’ emendamento al Milleproroghe aggiunge l’ Acf senza togliere l’ Anac. Ma sia l’ uno o sia l’ altro, o siano entrambi, l’ accertamento rimane. E non sarà uno scherzo esaminare 209.000 pratiche, perché anche i 70.000 della transazione al 15% rientrerebbero. Quanto durerà la trafila, decenni o secoli?RIMBORSO TOTALEC’ è qualcuno che ha un’ idea diversa. È un imprenditore di Lonigo, Enrico Dalla Grana, socio storico della Popolare di Vicenza, che denunciava i metodi di Gianni Zonin già negli anni Novanta, sia in assemblea che con esposti alla magistratura, a Banca d’ Italia e alla Bce. «Distinguere il risparmiatore truffato che va risarcito per intero dall’ investitore professionale che sapeva quello che faceva, è necessario», dice Dalla Grana. «Se bastasse la titolarità delle azioni, nell’ elenco dei truffati entrerebbe anche Zonin, anche lui lamentava perdite. Il sistema è semplice: basta controllare il profilo storico dell’ azionista. Chi è sempre stato titolare delle azioni appartiene alla prima categoria, chi comprava e rivendeva alla seconda». Il sistema sembra ruspante, ma ha fondamento tecnico: «Io prendo spunto dalla Mifid, la direttiva europea recepita dall’ Italia nel 2007, che divide in due categorie i risparmiatori: retail e professionali. Le caratteristiche dei retail coincidono con quelle dei nostri risparmiatori, ai quali dal 2007 non potevano essere venduti prodotti finanziari sofisticati». — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
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