19 Aprile 2011

Crac Parmalat, assolte quattro banche estere

Crac Parmalat, assolte quattro banche estere
 

■ Verdetto a sorpresa su Parmalat. I giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Milano hanno assolto quattro banche estere, Morgan Stanley, Bank of America, Deutsche Bank e Citigroup, accusate di avere violato la legge 231 del 2001, che impone l’ adozione di modelli organizzativi per prevenire i reati commessi dai dipendenti. Assolti anche cinque manager degli istituti, accusati a loro volta di aggiotaggio nell’ ambito del crac di Collecchio di fine 2003. Tutti assolti per «non avere commesso il fatto» o «perchè il fatto non sussiste». Secondo l’ accusa, i manager avevano dato false comunicazioni al mercato per "gonfiare" il titolo Parmalat oltre il proprio reale valore di mercato. Per l’ attuale amministratore delegato Enrico Bondi, risanatore dell’ azienda e chiamato a deporre al processo, le banche erano responsabili di aver emesso obbligazioni fino all’ ultimo momento pur essendo consapevoli della situazione disastrosa in cui versavano i bilanci dell’ azienda, portando "molta legna" da ardere nel fuoco acceso da Calisto Tanzi. I pm Eugenio Fusco e Carlo Nocerino e il procuratore aggiunto Francesco Greco, avevano chiesto per gli istituti di credito una sanzione di 900mila euro ciascuno e una confisca per 120 milioni di euro di profitti ritenuti illeciti e avanzato richieste di pene per i dirigenti da un anno a un anno e quattro mesi. Da ieri è tutto azzerato. Le banche, secondo il verdetto, non furono complici di Tanzi nel diffondere false informazioni al mercato. Del resto, nel processo all’ ex patron di Parmalat, condannato a 10 anni di reclusione sempre per aggiotaggio – sempre di ieri, tra l’ altro, è la notizia che la sentenza definitiva della Cassazione è attesa per il 2 maggio prossimo -, i funzionari di Bank of America erano stati assolti e la sentenza emessa ieri sembra ricalcare quello schema interpretativo. Il processo era stato aperto nel gennaio del 2008, mentre l’ inchiesta – che a Milano rappresenta il secondo filone sul caso Parmalat – era stata chiusa nel maggio 2005. Parte civile erano circa 40mila risparmiatori. Nell’ ambito dello stesso processo, nel 2008, Ubs ha patteggiato con 500mila euro di sanzione e un milione di euro di confisca. Pur con l’ amarezza del caso, in Procura a Milano si sono ricordati proprio i patteggiamenti di Ubs e Nextra, società di Intesa Sanpaolo. In virtù delle successive transazioni, le banche imputate avevano versato diversi milioni di euro risarcendo in parte i risparmiatori ai quali erano finiti dei bond destinati solo a investitori istituzionali ma anche Parmalat, consentendole di recuperare credibilità sul mercato. Oggi i risparmiatori avrebbero recuperato poco vista la prescrizione imminente per l’ aggiotaggio. «Hanno recuperato molto più di quanto pensavano, grazie alle transazioni, e per fortuna le abbiamo fatte», è stata la considerazione del loro storico alfiere, l’ avvocato Carlo Federico Grosso. «E’ una vergogna», dichiara il presidente Codacons, Carlo Rienzi, «i magistrati italiani scendono in campo contro processi brevi e prescrizioni, appellandosi proprio a cause di valenza sociale come Parmalat e crac vari, e poi, quando si trovano a decidere su tali vicende, danno torto ai cittadini e assolvono le banche che hanno venduto carta straccia». Di «sentenza scandalosa» parla anche Pietro Giordano di Adiconsum, perché «una truffa di questo genere non sarebbe stata possibile senza la collaborazione delle banche che hanno collocato i titoli». Altra sorpresa pasquale su Parmalat potrebbe essere l’ accordo per dar vita a una cordata italiana che fermi l’ avanzata dei francesi di Lactalis. Le grandi banche, dalla capofila Intesa Sanpaolo a Mediobanca, Unicredit e Bnl, affiancate dalla Cassa depositi e prestiti – controllata dal Tesoro e partecipata dalle fondazioni – starebbero stringendo con Granarolo, che farebbe da perno industriale di una holding.
 

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