24 Aprile 2012

Crac Parmalat: 17 anni e 10 mesi per Calisto Tanzi

Crac Parmalat: 17 anni e 10 mesi per Calisto Tanzi

BOLOGNADiciassette anni e 10 mesi a Calisto Tanzi. Quasi dieci (nove, 11 mesi e 20 giorni) a Fausto Tonna. È la decisione dei giudici della Corte d’ appello di Bologna per il crac della Parmalat, che nel 2003 affondò in una voragine da 14 miliardi di euro (danneggiando, tra gli altri, anche oltre settemila risparmiatori bresciani per circa 250 milioni di euro). In primo grado a Parma per l’ ex patron e per l’ ex direttore finanziario la condanna era stata a 18 e 14 anni. Il procuratore generale Alberto Candi aveva chiesto un leggero aumento per Tanzi (18 anni e 3 mesi) e una riduzione per Tonna, a 10 anni. In aula non era presente nessuno dei due. Per l’ ex cavaliere del lavoro ha parlato uno dei legali, avv. Belloni. «La sentenza è in linea con le previsioni. Ho notato un lavoro della Corte che su alcune imputazioni è stato intenso. Quindi dovremo leggere la sentenza per capirne gli effetti finali – ha continuato Belloni – C’ è stato l’ accoglimento parziale dell’ appello della Procura, ma con dichiarazioni di assorbimento di altri capi di imputazione. Certamente alcuni temi restano irrisolti e pertanto verranno devoluti alla Corte di Cassazione». Tanzi, detenuto dal 5 maggio 2011 dopo che la condanna di Milano è diventata definitiva, è sempre ricoverato-detenuto in ospedale a Parma. Il 15 maggio dovrebbe arrivare la decisione della Sorveglianza, cui i suoi legali chiedono da mesi la concessione della detenzione domiciliare. «Porterò sempre il peso per le sofferenze causate a quanti, per colpa mia, hanno subito danni. Sono consapevole degli errori che sono stati commessi», aveva detto nell’ udienza del 26 marzo scorso. Ieri per Davide Fratta e Giuliano Panizzi, due dei 15 imputati per il crac, la corte ha deciso il non luogo a procedere per prescrizione. A entrambi, condannati in 1° grado a 4 anni, infatti l’ accusa di bancarotta fraudolenta è stata derubricata in bancarotta semplice. Per tutti gli altri ci sono stati ritocchi o conferme del primo grado. Fratta, in aula, ha detto di essere «tornato a vivere». Infine, sostanziale conferma dei risarcimenti per le parti civili, come richiesto. A parte un distinguo per le posizioni di tre imputati condannati per bancarotta semplice (oltre a Panizzi e Fratta, anche Erede) la sentenza conferma la provvisionale immediatamente esecutiva di 2 miliardi dovuta alla Parmalat in amministrazione straordinaria e di 30 milioni dovuti allo stesso titolo ai 38 mila risparmiatori truffati dai titoli di Collecchio. Una conferma attesa, visto che già a novembre i giudici della Corte di Bologna rigettarono il ricorso degli imputati per la sospensione della provvisionale record. Anche se, oggi come allora, il problema resta trovare i beni su cui le parti potranno rivalersi, dato che il presunto tesoro di Tanzi non è stato trovato e che i patrimoni degli imputati da soli non consentono di coprire la cifra astronomica della provvisionale. Non a caso, ha ricordato l’ avv. Carlo Federico Grosso (che tutela 32.000 parti civili) è stata in passato seguita la via delle transazioni con banche e società di revisione, che ha consentito «il recupero di buona parte del danno». Per il presidente di Codacons, Carlo Rienzi, le banche italiane «che nella vicenda Parmalat hanno avuto un ruolo essenziale, meriterebbero la medesima condanna inflitta a Tanzi».
 
 

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