Crac Bio-on, via al processo le parti civili sono 800
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fonte:
- la Repubblica
di Giuseppe Baldessarro Dall’ex rettore dell’Università di Bologna Fabio Roversi Monaco, alla società Ima di Alberto Vacchi, passando per l’ex presidente de La Perla, Alberto Masotti e, soprattutto, diverse centinaia di piccoli azionisti. Sono oltre 800 le richieste di costituzione di parte civile presentate ieri mattina all’udienza preliminare del processo agli ex vertici della Bio-on, poi fallita.Al giudice, Domenico Panza, si sono rivolti investitori e risparmiatori che, abbagliati dalle annunciate performance della società di bioplastiche di Castel San Pietro Terme, avevano investito nell’azienda quotata in borsa ogni risparmio. Azioni acquistate a un valore di gran lunga superiore a quello reale, per poi ritrovarsi con un pugno di mosche in mano. In totale sono dieci gli imputati, accusati a vario titolo di manipolazione del mercato e false comunicazioni sociali. Tra loro Marco Astorri, fondatore ed ex presidente del cda (difeso dall’avvocato Tommaso Guerini), Guido Cicognani, ex socio e vice presidente,e Gianfranco Capodaglio, ex presidente del collegio sindacale. Il procedimento riguarda poi Vittorio Folla e Gianni Lorenzoni, componenti del cda, il direttore finanziario Pasquale Buonpensiere,i componenti del collegio sindacale Vittorio Agostini e Giuseppe Magni e, infine,i due revisori dei bilanci dal 2015 al 2018. Oltre agli azionisti tra le associazioni che hanno chiesto di entrare nel processo come parte lesa ci sono Adusbef e Codacons, poi Banca Finnat e Zeropack, società che ha sviluppato il progetto delle bioplastiche, di cui Bio-on detiene il 50%. Nella prossima udienza, fissata per il 14 ottobre, il giudice deciderà chi ammettere tra le parti civili. L’inchiesta venne alla luce nell’ottobre del 2019, quando scattarono alcune misure cautelari e i sequestri, dopo gli accertamenti della Guardia di Finanza.In quel periodo Bio-on era finita nel mirino di un attacco del fondo americano Quintessential che pubblicò un dossier con cui accusava l’azienda di essere «una nuova Parmalat», un «castello di carte» destinato «al collasso totale». Gli investigatori scoprirono poi che a luglio 2018 le azioni erano arrivate a 70 euro, il massimo di sempre, attribuendo alla società un valore di 1,3 miliardi. Le stime erano cresciute esponenzialmente grazie all’annuncio di contratti milionari mai realmente chiusi. Alla Bio-on erano stati ritoccati anche i bilanci al fine di rendere credibili le stesse operazioni. Ma dopo l’inchiesta il titolo crollò a 10 euro per azione,e il valore della società scese sotto i 200 milioni.
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