21 Settembre 2016

Crac Ber Banca, assolti tutti i vertici Senza risarcimento 54 correntisti

Crac Ber Banca, assolti tutti i vertici Senza risarcimento 54 correntisti

Finisce in una bolla di sapone il processo agli ex vertici di Ber Banca, l’ istituto dei vip di via Farini commissariato nel 2009 e salvato da Intesa San Paolo due anni dopo sull’ orlo del fallimento, che poteva annoverare clienti del calibro di Luciano Pavarotti. Il collegio presieduto dal giudice Stefano Scati ha assolto, perché il fatto non sussiste, l’ ex presidente Alberto Maffei Alberti, l’ ex presidente del collegio sindacale Carlo Valli e i due sindaci Cosimo Sassi e Franco Stupazzini (per l’ ex dg Paolo Lelli, deceduto, reato dichiarato estinto) . Erano accusati a vario titolo di aggiotaggio, falso in scrittura privata e in prospetto informativo e alla Consob e truffa aggravata. Il pm Antonello Gustapane aveva chiesto pene da 21 mesi a 2 anni e tre mesi. Restano con il cerino in mano una sessantina tra correntisti e azionisti, alcuni dei quali hanno perso cifre consistenti, che si sono costituiti attraverso l’ avvocato Bruno Barbieri del Codacons dopo aver trasferito le loro richieste nel processo penale. Chi era presente in aula dopo la lettura della sentenza ha parlato di «vergogna». In 54, 14 dei quali sottoscrissero l’ aumento di capitale, avevano chiesto un risarcimento di 10 milioni. Tra le parti offese figuravano anche Nicoletta Mantovani e gli eredi Pavarotti. Altri invece hanno preferito transare. Secondo l’ accusa gli imputati avrebbero messo in atto un maquillage finanziario per occultare a soci e azionisti il grave dissesto in cui versava l’ istituto, gravato dai debiti e nel mirino di Bankitalia dopo due ispezioni nel 2003 e nel 2007, in modo da far sottoscrivere ai soci nel 2009 un aumento di capitale da 9 milioni. Si contestava anche la vendita di derivati senza informazione sui rischi reali. In un caso a un cliente furono fatte sottoscrivere azioni per tre milioni nonostante per l’ accusa la governance della banca sapesse che si trattava di carta straccia. Una ricostruzione bocciata dai giudici che hanno evidentemente accolto gli argomenti difensivi. I legali hanno battuto molto sul fatto che Maffei Alberti non fosse a conoscenza della proposta di commissariamento di Bankitalia, tanto da sottoscrivere l’ aumento di capitale rimettendoci centinaia di migliaia di euro. Per i difensori inoltre gli investitori erano a conoscenza dei rischi dell’ operazione. «Esprimiamo soddisfazione per un esito rispetto al quale avevamo sicurezza alla luce dell’ andamento del dibattimento e delle carte processuali», ha detto il professor Sgubbi, in una dichiarazione insieme all’ avvocato Tommaso Guerini, che ha assisteva Valli e Sasso. Per Maffei Alberti rimane pendente l’ appello su una condanna a dieci mesi per una dichiarazione infedele dei redditi dell’ istituto. La difesa rinuncerà alla prescrizione.
 

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