30 Marzo 2011

Crac Aiazzone, partono 200 diffide da Treviso

TREVISO. Infuriati lo erano già prima degli arresti, perché fare un finanziamento per pagare dei mobili a rate e poi non vederseli consegnare, resta sullo stomaco. E così sono già 200, stando alle stime delle associazioni dei consumatori, i clienti trevigiani beffati dai negozi Aiazzone che hanno preparato la lettera di diffida per ottenere la restituzione dei soldi pagati in cambio di «mobili fantasma». Al punto vendita di Conegliano, sulla Pontebbana, sono arrivati per un anno migliaia di clienti da tutta la Marca, e non solo. Il motto «provare per credere» che aveva fatto crescere il marchio Aiazzone negli Anni Ottanta, è ancora bello e stampato sulla facciata del maxi-negozio, chiuso da un mese per un fantomatico inventario. Quello che hanno davvero «provato» i clienti in questi mesi, però, non è cosa da augurare al peggior nemico. Mobili pagati in unica soluzione o a rate (con tanto di finanziamento, difficilmente cumulabile col mutuo-casa o mutuo-auto) e mai consegnati, oppure consegnati grossolanamente difformi dalla richiesta e mai sostituiti. Già prima degli arresti di lunedì che hanno «decapitato» il meccanismo truffaldino, parecchi clienti trevigiani beffati si erano già mobilitati, soprattutto tramite le associazioni dei consumatori Adico, Federconsumatori, Codacons e Adiconsum, che stanno seguendo la vicenda. La procedura da osservare per chiedere i rimborsi è questa: raccomandata di diffida e messa in mora ad Aiazzone (e a Panmedia che ne ha ereditato il marchio) in cui si intima la consegna dei mobili o la restituzione di quanto pagato; se dopo 15 giorni non si riceverà nessuna risposta, altrettanta raccomandata di messa in mora andrà fatta a Fiditalia, la finanziaria collegata al mobilificio. Una procedura seguita finora da circa duecento clienti del punto vendita di Conegliano, ma è verosimile che questo numero sia destinato a crescere nelle prossime settimane. «Il Codacons accoglie con soddisfazione la notizia degli arresti e dei sequestri legati al caso Aiazzone. Da settimane – evidenzia Carlo Rienzi, presidente dell’ associazione – stiamo ricevendo richieste di aiuto da parte di clienti che avevano acquistato i mobili presso la società finita nell’ occhio del ciclone: cittadini beffati in cerca di tutela». Di conseguenza «l’ associazione sta collaborando proficuamente con le forze dell’ ordine e le autorità competenti affinchè i diritti degli utenti siano tutelati, ed ha già avviato mediazioni con le finanziarie coinvolte nella vicenda Aiazzone». Le finanziarie, in effetti, si sono dette disponibili a trattare, sia pure in modo un po’ generico. Ma il rischio di una beffa finale per i clienti, va detto, c’ è tutto: quando la società verrà dichiarata fallita, potranno fare domanda di insinuazione al passivo. Non essendo, però, creditori privilegiati (al contrario di banche, fornitori e dipendenti), saranno agli ultimi posti nella classifica dei rimborsi. Col rischio di non portare a casa (oltre ai mobili mai arrivati) neppure un solo euro di risarcimento.

 

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