9 Ottobre 2020

«Covid, gli anziani reclusi nelle Rsa»

«Lo stile di vita dei degenti (nelle Rsa, ndr) è compromesso, spesso in modo definitivo, da uno stato di abbandono e da un isolamento del tutto inaccettabile, al pari ed alla stregua di un detenuto, considerata la limitazione coatta dei rapporti con i familiari». Lo scrive in una denuncia presentata ieri in procura l’ avvocato Zeno Perinelli, responsabile regionale del Codacons. L’ associazione punta il dito contro le procedure, a detta del Codacons troppo restrittive e non omogenee, che spesso impediscono i rapporti tra gli anziani ospiti chiusi nelle Rsa e i familiari costretti a rimanere fuori. (Va ricordato però che le linee guida che limitano in modo rigoroso l’ accesso alle Rsa sono state prese dopo che in primavera il diffondersi del Covid-19 nelle strutture aveva fatto una strage tra gli ospiti più anziani e debilitati). Ma secondo il Codacons si dovrebbero permettere i contatti, pur mantenendo alte le misure di sicurezza. Il Codacons denuncia un malessere diffuso come dimostra la nascita di comitati spontanei «che raggruppano centinaia di ospiti». Nell’ esposto si lamenta anche la scarsità di informazioni provenienti dall’ interno delle Rsa di fatto «blindate». Inoltre alcune strutture non avrebbero predisposto luoghi idonei a consentire l’ incontro tra familiari e ospiti. Questa situazione di «forzata separazione – denuncia l’ avvocato Perinelli – ha creato forte angoscia sia negli ospiti che nei familiari, troncando violentemente le relazioni e rovinando la sfera emotiva di tutti». Il Codacons lamenta una «inadeguata e del tutto insufficiente turnazione delle visite consentite ai familiari (anche frequenze di 15 giorni) che crea non pochi disagi e scompensi agli anziani parenti alloggiati nelle strutture e forti ripercussioni psico-fisiche che aggravano la loro già fragile situazione clinica, ma anche il totale divieto di accesso che impedisce le visite ai residenti bloccati nel letto ormai da oltre sei mesi». Nell’ esposto si rileva come durante le poche visite concesse, «i familiari hanno trovato i propri degenti dimagriti e denutriti, in uno stato di salute fisico e psichico del tutto inaccettabile, ciò in quanto non seguiti come avveniva prima del Covid, quando erano spesso proprio i familiari o le badanti ad aiutare gli anziani a mangiare». Il Codacons ipotizza il «reato di abbandono di persone incapaci».

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