15 Maggio 2020

Covid e viaggi cancellati si prepara una class action

L’ AZIONE PORDENONE Una class action per chiedere e ottenere il rimborso delle spese di viaggi mai fatti a causa dell’ emergenza da coronavirus. Il pericolo dei contagi e i decreti varati dal presidente del Consiglio dei ministri hanno lasciato a terra i turisti che adesso pretendono di ricevere indietro i loro soldi. E in alcuni casi si tratta pure di somme ingenti, come una coppia che, affidandosi ad un’ agenzia di viaggi, si sarebbe dovuta recare in Giappone. Per loro si parla di oltre 5mila euro. Il problema non è di poco conto. «I nostri iscritti – segnala Margherita Cusin, responsabile Codacons per la circoscrizione di Pordenone – ci segnalano che gli operatori turistici e le compagnie di trasporto, anziché rimborsare le spese anticipate, offrono un voucher cioè un buono da utilizzare entro 12 mesi. Questa soluzione non è vantaggiosa per gli utenti, che non sono in grado di sapere se effettivamente potranno utilizzare il buono. Inoltre, a causa della crisi economica, hanno necessità di recuperare i soldi anticipati per un viaggio che adesso e nei prossimi mesi non hanno magari più interesse ad effettuare». Dal punto di vista giuridico, i viaggiatori hanno diritto ad avere il rimborso totale di quanto versato. «L’ articolo 1463 del codice civile – sottolinea l’ avvocato – prevede il diritto al rimborso a favore del viaggiatore, il quale non ha potuto fruire del viaggio a causa di impossibilità sopravvenuta). Non solo: il codice del turismo a sua volta si richiama a due direttive comunitarie in cui si prevede a favore del consumatore il diritto al rimborso senza penalità». L’ articolo 88 del decreto – il Cura Italia – ha invece conferito agli operatori turistici e di trasporto il diritto di offrire il rimborso o in alternativa il voucher. «Questa norma – tiene a precisare Cusin – non va applicata in quanto è in contrasto con quella europea, di rango superiore, tutt’ ora vigente. A fronte di questa ingiustizia il Codacons di Pordenone procederà con l’ instaurazione di un’ azione collettiva a favore di tutti i viaggiatori che si sono visti rifiutare il legittimo rimborso delle spese di viaggio». I tour operator mettono le mani avanti ed entrano nel merito della questione. Paolo Lucangeli, titolare dell’ omonima agenzia di viaggi, va al nocciolo del discorso: «Iata, l’ organizzazione internazionale delle compagnie aeree spiega ha imposto ai singoli vettori, vista la situazione di emergenza, di provvedere al rimborso del costo dei biglietti a chi ne fa richiesta. Ristoro che, purtroppo, talvolta arriva con tempi che oserei dire biblici. A quel punto il cliente cosa fa? Si rivale sulle agenzie con le quali ha organizzato il viaggio». Gli operatori turistici sono chiusi dall’ inizio dell’ emergenza epidemiologica, quindi dall’ inizio di marzo. Qualcuno riaprirà lunedì, altri, che sono ancora in attesa di ricevere direttive specifiche, restano alla finestra. «La situazione ammette Lucangeli è dura per tutti. Ai clienti, dal momento che noi fungiamo soltanto da intermediari, potremmo suggerire di rivolgersi altrove ma nella maggior parte dei casi succede così: anticipiamo noi il rimborso del viaggio, restando scoperti bene che vada per sei mesi. Il problema non è tanto quando a chiederci il ristoro sono coppie o single; il dramma economico si palesa quando a volere i soldi indietro sono comitive e scolaresche. In questa situazione allarga le braccia nel nostro settore regnano caos e confusione. E oltre al danno, c’ è pure la beffa: molti di noi saranno costretti a chiedere un finanziamento in banca che, tra tante difficoltà, dovremo tornare. Con un futuro che non promette niente bene». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
alberto comisso

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