3 Aprile 2021

Covid e crisi, i dati choc dell’Istat: serve un piano per salvare le imprese e le famiglie italiane

 

L’Istat nella sua consueta analisi economica ci consegna ulteriori dati deprimenti che demarcano con nitidezza i contorni di una crisi veemente a cui occorre reagire, ma senza reiterare indistintamente quelle misure restrittive che finora hanno costituito il fattore acceleratore del deterioramento degli indicatori economici. Nel quarto trimestre del 2020 il reddito disponibile delle famiglie ha subito un’erosione dell’1,8% rispetto al trimestre precedente, impattando sui consumi finali con una contrazione del 2,5%. Ciò ha determinato un incremento della propensione al risparmio, pari al 15,2%, che accantona risorse per fini precauzionali, sottraendole al circuito della spesa e, così, prosciugando in parte quella “liquidità” che fluidifica le relazioni commerciali.

L’Istat ha osservato che nell’appendice del 2020 la pressione fiscale si è inasprita, raggiungendo il 52%, a causa della considerevole flessione del denominatore del rapporto che misura la percentuale del gettito. Tanto è vero che il Prodotto interno lordo nell’anno pandemico è crollato a – 8,9%. Nell’intero 2020 la pressione fiscale si è attestata al 43,1% del Pil con un aggravio di quasi un punto percentuale rispetto al 42,4% del 2019. L’Unione nazionale consumatori ha commentato con preoccupazione i numeri divulgati dall’Istituto di statistica: «Dati disastrosi. Effetto lockdown. Dopo il buon rimbalzo del terzo trimestre, l’Italia riprecipita nel tunnel della crisi per via delle misure restrittive reintrodotte a partire dal Dpcm del 3 novembre». Anche il Codacons ha chiosato la radiografia elaborata dall’Istat con l’inquietudine di chi non vede all’orizzonte soluzioni per invertire la tendenza depressiva a cui è consegnata l’economia italiana.

Così l’associazione dei consumatori: «I dati che arrivano dall’Istat sono peggiori delle aspettative. Il forte impoverimento delle famiglie, infatti, porta oggi il 30% circa dei nuclei residenti in Italia ad avere difficoltà nel pagamento di rate e prestiti; addirittura il 40% delle famiglie ha difficoltà a pagare l’affitto».

Lo tsunami pandemico ha spazzato 259 mila autonomi, sradicando dalle loro attività una componente importante del mercato del lavoro, ha polverizzato oltre 34 miliardi di euro nel comparto della ristorazione, ha dissolto 14 miliardi di euro che mobilitava il turismo, eruttando una forza distruttiva che non si può fronteggiare con palliativi o con interventi che ne esasperano, perfino, la virilità demolitrice. Se si chiudono indiscriminatamente le attività economiche, rinunciando ad applicare un approccio razionale per differenziare le restrizioni in base alle diversificate curve epidemiologiche delle aree geografiche, il rischio è di trasformare il Paese in un grande lazzaretto. Estendere la zona rossa in ambito nazionale, disponendo l’apertura delle scuole e la serrata dei negozi, significa conferire al virus una eterogenea efficacia di intrusione: clemente con i luoghi della didattica in presenza, dove il distanziamento può soccombere per l’innata inclinazione alla mobilità dei pargoli, e inflessibile negli spazi dediti al commercio, seppure organizzati nel rispetto dei protocolli di sicurezza.

Stando ai numeri delle vaccinazioni, che procedono a ritmo flemmatico, non possiamo aspettare l’immunità di gregge per riprendere a vivere, perché nel mentre finiremo del tutto proni innanzi ai fanatici del lockdown, che, incapaci di gestire la complessità del momento, si rifugiano nella soluzione più semplice e nociva, murandoci nella morte civile. Le ragioni della nascita del governo Draghi si identificano anche nel riconoscimento della pari dignità della crisi economica rispetto a quella sanitaria ed i dati esibiti dall’Istat rendono indifferibile il mandato dell’ex banchiere centrale affinché si scongiuri il default del sistema produttivo.

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