Governo e Regioni siglano la tregua. C’è da stringere i denti per due settimane, chiedono i ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza, in “cambio” offrono disponibilità, da subito, a rivedere i criteri alla base della classificazione come gialle, rosse o arancione, con la prospettiva di una graduale riapertura dal 3 dicembre, quando il presidente del Consiglio, scadendo quello in vigore, dovrà intervenire con un nuovo Dpcm.

Parte da oggi un tavolo paritetico ministero della Salute–Regioni per arrivare a criteri più efficaci, riconoscibili, e soprattutto condivisi. A pesare sicuramente il richiamo di Sergio Mattarella, martedì, nel messaggio all’Anci, al senso di responsabilità da parte di tutti. Ma alla riunione, alla quale era presente anche il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro, hanno pesato anche i dati di giornata in chiaro–scuro: da un lato il numero dei morti in grado di stoppare sul nascere ogni richiesta di allentamento, dall’altro la crescita rallentata di ricoveri e terapie intensive che lascia intravedere un primo effetto dei sacrifici.

La riunione era stata convocata dal ministro per gli Affari Regionali dopo la protesta di alcuni presidenti. «Questo modello sta funzionando e regge sull’assunzione reciproca di responsabilità», dice Boccia. Soddisfatti, alla fine, anche i governatori del centrodestra. Di «riunione proficua» parla Giovanni Toti, si mostra fiducioso anche Attilio Fontana.

Boccia conferma che fino al 3 dicembre non sono previsti cambiamenti delle misure, non escludendo «che possano esserci altre regioni rosse». Oggi, come ogni fine settimana, ci sarà la riunione della cabina di regia: resta sul tavolo il possibile inasprimento per Regioni come Puglia, Basilicata e Sicilia. In bilico anche Emilia Romagna e Liguria, anche se Toti lo esclude.

Come accaduto per l’Abruzzo, possono essere anche le Regioni stesse a disporre i cosiddetti auto–lockdown senza che questo abbia effetto sui ristori, altra novità di ieri. Se ne è parlato in un vertice a tarda sera fra Giuseppe Conte, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e i capi delegazione, ma alle Regioni era già stato assicurato, nel vertice precedente, che anche le Regioni rosse autoproclamate avranno accesso ai ristori. Soddisfatto il presidente dell’Abruzzo Marco Marsilio, che si era appena autodeclassato.

Intervenendo all’assemblea dell’Anci anche Conte si era speso a invocare, richiamandosi a Mattarella, «sinergia tra i vari livelli dello Stato. La leale collaborazione – aveva insistito – è fondamentale per uscire dall’emergenza, ma anche in prospettiva di rilancio. Io sono fiero del mio paese e di essere un cittadino italiano», aveva aggiunto il premier Giuseppe Conte, assicurando ai sindaci che le anticipazioni per l’emergenza alimentare saranno rimborsate nell’ambito del decreto Ristori–ter.

«Se c’è qualcosa che non rifarei? – aveva poi aggiunto, rispondendo a una domanda –. Non ritengo di essere infallibile, ma le decisioni non sono mai state avventate e hanno sempre avuto una base scientifica. Quando si uscirà dalla pandemia è giusto che la storia ci giudichi, ma le nostre decisioni hanno sempre risposto al metodo della massima precauzione, non abbiamo mai guardato ai sondaggi», rivendica.

L’attenzione, da qualche giorno, è già proiettata ai consumi in vista delle festività. Si valuta una graduale riapertura degli esercizi dal 3 dicembre o dalla settimana successiva, alla luce dell’andamento dei contagi. Sarebbero a rischio 2,6 miliardi solo per il cenone della Vigilia e il pranzo di Natale, in base a stime del Codacons. Il premier nega di essere insensibile al tema. Parla di «Natale più sobrio, ma – assicura – noi ci auguriamo comunque che l’economia possa svilupparsi, che si possano fare acquisti e scambiarsi anche doni. Ma baci, abbracci, festini e festone non è pensabile», avverte.