12 Maggio 2020

Covid-19, la mission impossible in Usa: class action contro Pechino

già presentate 9 cause, una del missouri. ma percorso è a ostacoli
Roma, 12 mag. (askanews) – Almeno nove cause legali sono state avanzate negli Stati Uniti contro la Cina per la sua gestione dell’ epidemia di coronavirus. L’ accusa è che Pechino non abbia fatto abbastanza per evitare il contagio su vasta scala, cercando di nascondere ciò che stava accadendo a Wuhan, epicentro della malattia. Una di queste azioni legali è stata avanzata direttamente dal procuratore del Missouri, unico Stato a intraprendere un’ iniziativa di questo tipo contro la Cina. E ben otto di queste cause hanno tutte le caratteristiche per diventare potenziali class action, in rappresentanza di migliaia di persone e aziende. Ma portare a termine l’ impresa appare davvero un’ impresa molto ardua. Sono numerosi, infatti, gli ostacoli frapposti al percorso di una potenziale class action contro la Cina, che è uno Stato. Come fanno notare i media Usa e in generale diversi esperti, il Foreign Sovereign Immunity Act stabilisce che i governi stranieri non possono essere citati in giudizio negli Stati Uniti, a meno che non siano totalmente soddisfatte alcune condizioni: tra queste, la dimostrazione oltre ogni ragionevole dubbio della cattiva condotta di un governo straniero all’ interno del territorio nazionale statunitense e la rinuncia esplicita di questa stessa entità straniera all’ immunità. I legali che hanno già presentato i documenti in tribunale ritengono comunque di poter avere la meglio e trovare il modo per ottenere un risarcimento dei danni, magari riuscendo a bloccare i conti bancari cinesi e persino i beni del Partito comunista al potere, probabilmente incoraggiati dagli sforzi in corso al Congresso e in alcuni Stati federali per agevolare la citazione in giudizio della Cina. Una poposta di legge, riferisce a questo proposito l’ Associated Press, è stata presentata dalle senatrici repubblicane Marsha Blackburn del Tennessee e Martha McSally dell’ Arizona, nonché dal rappresentante Gop del Texas alla Camera, Lance Gooden. In New Jersey, inoltre, alcuni legislatori statali repubblicani hanno presentato una risoluzione che esorta il presidente Donald Trump e il Congresso ad approvare un disegno di legge che consente ai cittadini di citare in giudizio la Cina per una “cattiva gestione” della pandemia. Iniziative analoghe sono in corso di valutazione pure in Florida, California e Nevada. Anche alcune ong straniere stanno prendendo in considerazione l’ idea di unirsi a queste azioni legali. Tra queste, Shurat HaDin, un’ associazione israeliana il cui scopo è difendere le vittime del terrorismo e i diritti degli ebrei. L’ organizzazione vuole fare causa alla Cina per i suoi fallimenti nella gestione della crisi, ma ha precisato di volersi rivolgere ai tribunali americani perché “la potenza economica della Cina potrebbe spaventare la maggior parte degli altri paesi”. In ogni caso, un gran numero di avvocati si è messo in moto in tutto il mondo. Oltre che negli Stati Uniti, si promuovono class action anche nel Regno Unito, in Francia, in India e anche in Italia. Nel nostro paese è molto attiva la onlus Oneurope, mentre il Codacons nei giorni scorsi ha lanciato una campagna di pre-adesione a un’ azione collettiva contro la Cina per la ritardata comunicazione e trattazione dei casi di contagio registrati, un ritardo che – secondo l’ associazione – ha contribuito certamente a causare la propagazione della malattia, insieme ad una ritardata conoscenza e consapevolezza in merito alla malattia stessa.

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