Costruttori, l’alfabeto del fallimento
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fonte:
- La Nuova Ferrara
IL PROCESSO A come Apc, le Azioni di Partecipazione Cooperativa "inventate" dai manager-operai della Costruttori per ottenere dai soci la liquidità che ormai banche e finanziarie non garantivano più al "colosso" sull’orlo del fallimento. Dal 9 novembre 1993 al 7 dicembre del 2001 dirigenti e consiglieri di amministrazione hanno emesso circa 60 milioni di euro in Apc. Tutti inghiottiti dal crac. B come banche, che avevano avuto rapporti economici con la Costruttori negli ultimi 10 anni: erano 101 tra istituti e finanziarie di tutta Italia ad offrire crediti per 378 milioni di euro, con troppa disinvoltura. Tanto che ora l’ufficio di vigilanza di BankItalia ha aperto una procedura di violazione per illeciti amministrativi riscontrati: ad affermarlo nella sua perizia, per conto della procura, fu l’ispettore di Bankitalia, Salvatore Pizzoferrato, che controllò gli istituti che avevano aperto linee di credito con Coop, in alcuni casi senza i doverosi controlli imposti dalle norme bancarie. Le banche però, ora escluse dalla bancarotta preferenziale, debbono fare i conti con le revocatorie che i commissari hanno aperto in tribunale. C come commissari, insediati nel luglio del 2003, dopo la dichiarazione di stato di insolvenza. Sono tre Franco La Gioia, Renato Nigro e, unico ferrarese, Ettore Donini. Quest’ultimo nell’aprile del 2007 viene sostituito da Alberto Falini. Si trattò di un avvicendamento «politico», visto che le nomine sono sempre state, pur tecniche, politiche: la nomina è dell’ex governo Prodi, poiché Falini venne indicato come nome espresso dal centro sinistra in sostituzione di Donini, che era in quota An. D come Donigaglia, ex presidente della Coopcostruttori è l’uomo-simbolo della coop argentana, il padre-padrone degli anni d’oro e il principale accusato del rovinoso crac. Per i soci dipendenti e per i cittadini di Argenta, secondo diverse testimonianze, Donigaglia era una specie di guida, di "messia" dal carisma irresistibile. Anche per questo la sua caduta si è trasformata in uno choc collettivo. E come enti pubblici e privati, raggirati – secondo l’accusa – dalla dirigenza Coop con l’uso di fatture false: un trucco ricorrente scoperto nelle indagini della Finanza. Gli enti «parti lese» sono 76: 18 quelli ferraresi, 58 gli altri inseriti nella lista della procura allegata al capo di imputazione sulla bancarotta fraudolenta documentale per operazioni dolose quali le falsificazioni. F come Finanza che dal 2004 ha indagato sulla Coopcostruttori. Per i primi anni tutta l’inchiesta è condotta da pochissimi ispettori, tutti ferraresi: poiché gli "specialisti" della Polizia Tributaria di Bologna erano impegnati nei crac Parmalat e Giacomelli. Il primo vero atto dell’inchiesta Costruttori è il blitz del maggio 2004 con il sequestro di tutta la documentazione, quintali di carta. Da allora e nei 4 anni seguenti, gli ispettori hanno ricostruito tutti i bilanci, riscontrato fatture (false) e indicato nelle informative i capi di imputazione poi accolti dalla procura. G come garanzie mancate per coprire i soldi investiti dai risparmiatori, in prestito sociale e Apc. Da anni il Carspac (poi sdoppiato in 1 e 2) punta sulla riforma del prestito sociale, chiedendo nuove norme a sostegno dei risparmiatori che danno forza al movimento cooperativo. Le Apc e il prestito sociale investiti in Costruttori, purtroppo sono tutta carta straccia: nello stato passivo sono crediti chirografari, agli ultimi livelli del possibile riparto dei Commissari. Che non arriverà mai così in basso. H come Hotel, quelli usati per le riunioni: dal Casrpac2-Codacons (Carlton), dai Commissari che prediligevano il Grand Hotel Baglioni di Bologna (un 5 stelle), o l’albergo di Ferrara dove l’ispettore di BankItalia, Salvatore Pizzoferrato, che fa parte del pool di vigilanza del Governatore Mario Draghi, soggiornò a Ferrara. Restò lì per 4 mesi durante la sua indagine sulle banche vicine alla Coop, per conto della Procura. Il retroscena mai divulgato riguarda il cambio di hotel che Pizzoferrato impose: gli era stato prenotato un hotel molto costoso, lui lo cambiò per quello dove soggiornò, più economico e spartano, per non gravare sulle spese pubbliche della consulenza Coop: touchè. I come imputati, in tutto 58 tra massimi dirigenti, amministratori e presunti complici delle bancarotte (società di revisione e dirigenti della Lega delle Cooperative) del crac. Secondo la ricostruzione "a piramide" della Procura, al vertice vi sono i 4 massimi dirigenti della Copperativa, Gianni Donigaglia e i suoi vice Renzo Ricci Maccarini, Beppino Verlicchi e Giorgio Dal Pozzo: devono rispondere di associazione per delinquere finalizzata, attraverso operazioni fraudolente, a reperire soldi per la Coop. Gli altri sono imputati, a vario titolo, del concorso nelle varie bancarotte: fraudolenta, documentale, preferenziale, dissipativa e distrattiva. L come Lega Coop, coinvolta nel processo attraverso suoi tre dirigenti (Checcoli, Buzzi e Carpanelli). Contro la Lega, le parti civili potrebbero al processo, come già anticipato, chiederne la chiamata in causa come responsabile civile per le presunte omissioni dei suoi dirigenti che indussero la società Uniaudit a certificare il bilancio (falso e traballante), per non evidenziare il dissesto della Coop. Lega Coop, occorre ricordare, da anni ha attivato un’azione di solidarietà verso gli ex soci risparmiatori di Coop, versando già circa 40 milioni di euro, in modo volontario e senza nessun obbligo giuridico. M come medicinali, una vera e propria ‘sindrome da lutto’ quella che ha colpito la popolazione argentana dopo la "morte" della Costruttori. Luca Vistoli, medico condotto di Filo d’Argenta, nei giorni scorsi ci ha raccontato, dal suo osservatorio, la perdita di fiducia e serenità di una comunità segnata dalle conseguenze del crac. Dal 2003, ricorda, le prescrizioni di antidepressivi sono aumentate in maniera impressionante. N come numeri del crac: sono 9.082 i creditori per un buco di un miliardo e 71 milioni. Il conteggio finale dei crediti privilegiati per l’intero gruppo Costruttori ammonta a 350 milioni di euro, di questi ammessi «solo» per 199 milioni; i chirografari ammessi sono per 667 milioni di euro. Dei 199 milioni di euro privilegiati, 46 milioni riguardano i lavoratori, 9 milioni i professionisti, 6 milioni gli artigiani, 1 milione gli agenti e la restante parte sono crediti ipotecari, erariali e previdenziali. O come Ortolani Valentino, uno dei massimi dirigenti CoopCostruttori, vice presidente dell’azienda fino al 1997. Anche lui era stato indagato per associazione a delinquere assieme alla «banda dei 4», Donigaglia, Ricci, Verlicchi e Dal Pozzo. Ma la sua posizione è stata, solo per questo capo di imputazione, archiviata per intervenuta prescrizione, in quanto aveva avuto l’incarico direttivo fino al 1997. P come processo, che si apre domani con il deposito davanti al giudice della documentazione finalizzata a dimostrare i danni subiti nel crac. Quella di domani, con l’apertura dell’udienza preliminare del processo Costruttori, sarà la giornata delle richieste delle parti offese: saranno diverse centinaia a chiedere al giudice Monica Bighetti di potersi costituire parte civile. L’udienza verrà poi rinviata a data da destinarsi. Un rinvio che potrebbe però essere prolungato per l’impossibilità di un legale ad essere presente al processo. La pubblica accusa, lo ricordiamo, è rappresentata dal pm Ombretta Volta. Q come quote sociali che ogni anno i lavoratori della CoopCostruttori versavano alle casse dell’azienda perché soci della cooperativa: erano 500mila lire l’anno (poi oltre 250 euro), e potete ben immaginare, vista l’anzianità di tanti dipendenti, pluridecennale, il quantum globale. Cifre che variano dai 10 ai 20mila euro a testa, da moltiplicare per migliaia di persone. Il problema? Questi crediti sono stati classificati nello stato passivo – l’elenco graduato di chi ha diritto a rimborsi -, all’ultimo livello, come crediti post-chirografari. La traduzione è ovvia: le ricevute di quote sociali in possesso dei dipendenti sono equivalenti a carta da macero. R come «rostino». Fin dal maggio del 2004 i vertici della Costruttori erano perfettamente consapevoli delle conseguenze dell’indagine avviata dalla Guardia di Finanza sui bilanci e sull’intera gestione della Cooperativa. E, come emerge dalle intercettazioni telefoniche, stavano cercando le contromisure. Parlando con il suo vice Renzo Ricci Maccarini, Donigaglia lo informa di aver cambiato numero di telefono perché, spiega, qui secondo me ci stan preparando il rostino, ovvero, ci stan facendo la festa. Ho quell’impressione anch’io, è la laconica risposta di Maccarini. S come soci prestatori, circa 3000 persone, intere famiglie tra Filo, Argenta e tutto il Ferrarese che contribuivano con i loro risparmi a dare liquidità alla Coopcostruttori, sia attraverso il versamento nei libretti rossi (una sorta di libretti al portatore) e nell’acquisto di Apc, le azioni che dal 1993 in poi la Coop ‘vendeva’. La cifra globale del «buco» degli ex risparmiatori supera di poco gli 80 milioni di euro: una inezia rispetto la cifra del crac. Per il possibile recupero di questa «imbarazzante» quota, da tempo si sono costituti due comitati, Carspac1 e Carspac2. A loro la Lega ha finora concesso il rientro parziale del 50%. T come tangenti, quelle di Comacchio, scoperte dagli inquirenti nell’inchiesta di Laguna Pulita: indagine questa che ha portato all’affermazione di responsabilità di Donigaglia, Ricci Maccarini e Verlicchi. Indagine confluita negli atti processuali del crac, per spiegare – hanno sostenuto gli inquirenti – il modus operandi della CoopCostruttori nell’utilizzo di fatture false, ad esempio. Il processo giunto fino in Cassazione, dopo oltre 15 anni dai fatti, ha subìto, ovviamente la prescrizione. U come Uniaudit, società di revisione del bilancio di Coopcostruttori, legata ad Unipol e coinvolta nel crac: il suo massimo dirigente Giovanni Bragaglia è imputato di concorso in bancarotta, assieme agli altri responsabili delle altre due società di revisione, Reconta Ernst&Young e Ria&partners, che si sono succedute dal’93 al 2002, certificando i bilanci Coop: secondo l’accusa erano falsi e falsificati ad arte, e ciò avrebbe indotto in errore chi aveva rapporti economici con Costruttori e soprattutto è stato dilazionato nel tempo il dissesto. V come Vanderbilt. Ovvero, la stangata. Alla disperata ricerca di liquidità, la Costruttori nel maggio del 2001 si affida ad un certo Franco Cortella della Vanderbilt, con sede a New York e un ufficio in Svizzera, per ottenere un prestito di 88 milioni di euro al tasso del 4% da estinguere in 15 anni. A garanzia di quel prestito la Costruttori versa a favore della Vanderbilt 10mila dollari per la pratica; 1.349.572 euro per il premio della polizza assicurativa e infine, un acconto di 774.685 euro, per la polizza fidejussoria. Denaro volatilizzato, così come il prestito da Vanderbilt e Cortella stesso, che dopo aver incassato si rese irreperibile. E «appare singolare – scrive nel 2005 l’allora comandante della Finanza Claudio Pesole – il fatto che la Costruttori non abbia intentato alcun’azione legale per rientrare in possesso delle somme erogate a Cortella». Z come zero, i soldi che i soci risparmiatori – creditori chirografari, per Apc e prestito sociale – riavranno dallo stato passivo: pur con tutti gli sforzi e i risultati possibili delle attività giudiziarie in revocatorie e contenziosi sulle riserve tecniche, i commissari non riusciranno a recuperare risorse economiche sufficienti a soddisfare gli oltre 667 milioni di euro di crediti chirografari.
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