4 Agosto 2010

Costi minimi nei nuovi contratti

 

E’ guerra anche nel Centro- Nord sulla reintroduzione delle tariffe minime, che annulla la liberalizzazione disposta cinque anni fa con il decreto legislativo 286/2005. Da un lato ci sono le associazioni degli autotrasportatori, dall’ altro Confindustria – ma anche organizzazioni di consumatori come Codacons – e l’ Antitrust, che contestano il provvedimento con cui il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto che ha recepito l’ accordo di giugno tra Governo e sigle del settore. Gli autotrasportatori respingono la tesi che sia stato assestato un duro colpo al libero mercato. «Sulla questione – dice il presidente regionale della Cna Fita dell’ Umbria, Elio Burzigotti – è stato sollevato un gran polverone. La norma prevede che nei contratti scritti venga indicato un importo che copra almeno i costi minimi di gestione, che dovranno essere individuati nell’ ambito di accordi di settore, attraverso il meccanismo della concertazione. In assenza di intese entro nove mesi dall’ entrata in vigore del decreto, i costi saranno definiti dall’ Osservatorio sulle attività di autotrasporto della Consulta ministeriale. Si rimanda, quindi, tutto agli accordi di settore, che è cosa ben diversa dalle tariffe minime. Per noi si tratta di un buon punto di partenza per una regolamentazione di tutto il sistema ». Per gli autotrasportatori la riforma del 2005 ha fallito: ha innescato una corsa al ribasso dei compensi che compromette la redditività delle imprese senza contribuire alla corresponsabilizzazione di tutta la filiera produttiva. «Se vogliamo sottostare all’ impianto normativo che regola il settore – dice a sua volta il presidente di Confartigianato Trasporti dell’ Emilia-Romagna, Amedeo Genedoni – deve essere assicurata almeno la copertura dei costi di gestione, affinché sia garantito il rispetto delle regole sulla sicurezza stradale, come i turni di lavoro e la revisione dei pneumatici ». Le aziende, poi, rifiutano l’ accusa di non essere state capaci di utilizzare gli incentivi statali per irrobustire il settore. «I contributi – prosegue Genedoni – sono stati utilizzati per consentire alle imprese di sopravvivere. Stiamo attraversando una fase di grande difficoltà. Molte grandi aziende dell’ autotrasporto hanno cominciato a delocaliz-zare all’ estero. E la crisi economica ha aggravato una situazione che era già caratterizzata da una domanda scarsa con un eccesso di offerta». Il mondo dell’ industria critica invece anche le modalità attraverso le quali il Governo ha accettato l’ accordo (le imprese, padroncini in testa, avevano minacciato il fermo dei Tir). «In realtà la distinzione tra tariffe minime e costi minimi -ribatte il responsabile dell’ ufficio legale della Artoni Trasporti Spa di Reggio Emilia, Paolo Bardelli – non elimina affatto il rischio concreto che si approdi alla costituzione di cartelli. La sottoscrizione degli accordi, con un livellamento delle tariffe indipendente dalla qualità del servizio, potrebbe tradursi in intese che violano la normativa sulla concorrenza ». Per gli industriali il decreto è un grande passo indietro. «La logica seguita – rincara Bardelli – è completamente avulsa dal mercato. E la corresponsabilizzazione deve riguardare il committente ma non può essere spalmata su tutta la filiera».

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