11 Aprile 2013

Costa patteggia: pagherà un milione

Costa patteggia: pagherà un milione

di Pierluigi Sposato wGROSSETO Costa Crociere ammette implicitamente che errori quella notte del 13 gennaio 2012 ci sono stati. Sono stati gli errori del comandante Francesco Schettino e del responsabile dell’ unità di crisi Roberto Ferrarini: errori (in particolare omissioni e ritardi) da cui è derivato un reato e quindi una responsabilità per l’ azienda da cui Ferrarini e Schettino dipendono, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 231 del 2001. Con il patteggiamento ratificato dal gip Valeria Montesarchio dopo un’ ora di camera di consiglio, la compagnia paga allo Stato 1 milione di euro – il massimo previsto dalla normativa – accettando senza discutere l’ ipotesi della Procura che comandante e dirigente abbiano commesso degli sbagli. «E’ la conferma che la nostra attività di indagine è stata riconosciuta dal giudice», sintetizza il procuratore capo Francesco Verusio al termine dell’ udienza. La compagnia esce dalla veste di imputata per rientrare nel procedimento in veste di parte civile, al pari dei naufraghi. E lo farà lunedì, alla prima chiamata dell’ udienza preliminare, di nuovo nel Teatro Moderno di Grosseto adattato ad aula di giustizia. Perché per Costa Crociere questo è un processo double face, in cui la compagnia si sente comunque danneggiata dalla tragedia di Isola del Giglio e in cui dovrà invece far fronte alle richieste di risarcimenti danni che il giudice – quello penale direttamente ma forse più verosimilmente quello civile – vorrà riconoscere. Per Costa si è chiusa una battaglia, probabilmente una delle più semplici anche se non indolore; ma la guerra non è finita. Chi ha accettato l’ indennizzo proposto è fuori da ogni pretesa ma chi si è affidato agli avvocati (e a oggi sono 120 le parti) si prepara a combattere in aula per veder riconosciute le proprie ragioni, sia che si tratti di privati, sia che si tratti di istituzioni a ogni livello. Incroci di interessi attraverseranno lo svolgimento del processo. Perché Codacons definisce il patteggiamento «uno schiaffo ai naufraghi e ai parenti delle vittime» e ricorda che anche negli Usa proseguono le cause promosse da chi non ha accettato «l’ elemosina offerta dalla società». Dal canto suo, l’ avvocato Marco De Luca che rappresenta la compagnia parla di un patteggiamento «ragionevole» e di «una soluzione equilibrata», raggiunta d’ accordo con la Procura tra dicembre e gennaio scorsi. Costa, intanto, paga. Paga perché Schettino non aveva comunicato la presenza della falla e non aveva nominato il coordinatore e il comitato; perché aveva ritardato a dare il segnale di emergenza generale e a far emettere due allarmi, il “Pan Pan” e il “distress”; perché aveva dato ai passeggeri comunicazioni non veritiere, non corrispondenti alla gravità dei fatti. Paga perché Ferrarini aveva omesso di chiedere a Schettino la reale gravità dei fatti; perché aveva avvisato in ritardo il direttore del management; perché aveva ritardato di dare la notizia agli organi apicali di Costa Concordia; perché aveva omesso di chiedere al comandante l’ attivazione delle varie procedure in successione. Per ogni fase, c’ è un’ omissione contestata. E sono cinque le pagine in cui si elencano le omissioni del naufragio, quello dei 32 morti e dei 157 feriti cui secondo l’ accusa sono strettamente connessi. Di eventuali altre carenze, come quelle relative alle dotazioni di sicurezza, Costa dovrà rispondere in sede amministrativa a Genova, dove ha sede la compagnia. Schettino ieri non era presente all’ udienza di riesame contro il sequestro conservativo dei suoi beni. Non aveva fatto richiesta al giudice (ha ancora una restrizione di movimenti) e dunque non è stato autorizzato a spostarsi da Meta di Sorrento. E non c’ erano nemmeno Ferrarini e l’ hotel director Manrico Giampedroni, anche loro destinatari del sequestro e comunque rinunciatari per il ricorso. Per loro tre, ma anche per gli ufficiali Ciro Ambrosio e Silvia Coronica e per il timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin, è invece il momento dell’ attesa dell’ udienza preliminare: da lunedì – in una sessione che si annuncia né semplice né breve e che si aprirà verosimilmente con una raffica di eccezioni- il gup deciderà se rinviarli a giudizio. Dice Francesco Pepe, difensore del comandante: «Tutte le colpe sono state addossate a Schettino, ma finora l’ unica ad ammettere una propria colpevolezza e a dover pagare è stata la compagnia». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

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