20 Marzo 2018

COSTA CONCORDIA: NUOVE VERITA’ EMERGONO DINANZI AL TRIBUNALE DI GENOVA

    FINCANTIERI E RINA DEPOSITANO INQUIETANTE DOCUMENTO RELATIVO A PRESUNTO COLLAUDO DELLA PROCEDURA DI EMERGENZA IN CASO DI BLACKOUT: DOCUMENTO PARZIALE, AD USO E CONSUMO DELLA GUARDIA COSTIERA AMERICANA E PIENO DI CANCELLATURE E RISCRITTURE A PENNA

    UN NAUFRAGO, ERNESTO CARUSOTTI, ASSISTITO DAL CODACONS CHIEDE GIUSTIZIA E SI RIVOLGE AL TRIBUNALE CONTRO COSTA CROCIERE, RINA E FINCANTIERI

    COMINCIA A SGRETOLARSI LA VERITA’ UFFICIALE: ANCHE FINCANTIERI ACCUSA COSTA DI AVERE IMPIEGATO SULLA NAVE PERSONALE INIDONEO CHE NON RIUSCI’ AD AMMAINARE NEMMENO LA SCIALUPPA SU CUI ERA SALITO CARUSOTTI

    Nuove inquietanti verità sul naufragio della Costa Concordia emergono dal procedimento intentato dal naufrago Ernesto Carusotti dinanzi al Tribunale di Genova, e che chiama in causa Costa Crociere, Rina e Fincantieri.
    Lo afferma il Codacons – che assiste legalmente il passeggero della nave nella vertenza avviata a Genova – diffondendo oggi il contenuto di un documento depositato da Fincantieri e RINA, che tali enti presentano come prova del collaudo della “procedura di emergenza dopo blackout”: quella stessa procedura che, la notte del naufragio della Concordia, è andata immediatamente in tilt non appena avviata facendo rimanere aperte le porte degli ascensori in cui sono stati trovati 9 corpi di persone tragicamente decedute. Un documento che non convince, perché il collaudo avrebbe dovuto essere effettuato agganciando al generatore d’emergenza tutte le utenze previste dalle norme SOLAS (un centinaio appartenenti ad oltre 15 diverse tipologie) mentre il documento prodotto da RINA e Fincantieri si riferisce a verifiche effettuate solo su ascensori e luci di emergenza. Il test è stato inoltre effettuato solo per ottemperare ad un obbligo imposto dalla Guardia Costiera americana. Inoltre – aspetto che desta le più gravi perplessità – trattasi di documento estremamente “pasticciato”, dove gli esiti scritti a stampa e negativi sono cancellati a mano e sostituti da esiti positivi (proprio il “NO” alla riga “Black out test”, ad esempio, trasformato in “YES”). Infine, il documento porta la firma del Surveyor (supervisore) del RINA, imposta dalla normativa, solo sulla “pasticciata” pagina di cui si è appena detto.
    Ma ancora più clamorose le accuse mosse da Fincantieri a Costa Crociere davanti al giudice di Genova Dott.ssa Barbara D’Arrigo. Infatti il costruttore della nave accusa l’armatore di avere impiegato personale non idoneo che ha commesso “l’errore umano nella procedura di ammaino” della scialuppa su cui era imbarcato il naufrago difeso dal Codacons, fatto che ha contribuito a causare un gran numero di vittime la notte del naufragio. In conseguenza di tale errore, infatti, circa 150 passeggeri sono dovuti scendere dalla scialuppa su cui erano saliti e molti di essi hanno attraversato la buia nave alla ricerca di una via di fuga: tale disperato tentativo è stato fatale per 30 di essi, date le condizioni critiche in cui versava la nave, mentre il naufrago che attraverso il Codacons ha intentato la causa contro Costa, Rina e Fincantieri, è riuscito fortunosamente a salvarsi e ora chiede alla società di navigazione e ai due enti un congruo e significativo risarcimento danni, ben diverso dalla elemosina riconosciuta a tutti i malcapitati di quella notte in sede di transazione.
    Nella causa in corso davanti al Giudice Dott.ssa D’Arrigo i legali di Carusotti hanno chiesto di sentire molti testimoni non ascoltati nel processo penale di Grosseto , oltre naturalmente lo stesso Schettino e il timoniere indonesiano Rusli Bin che, non comprendendo la lingua italiana né quella inglese e non essendo adeguatamente formato per il ruolo di timoniere, fece virare la nave in direzione opposta a quella ordinata dal Comandante facendola finire sullo scoglio.

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